L’Iran con gli occhi di Marjane

Ha raccontato la sua storia di bambina in Iran, a fumetti: un rigoroso bianco e nero, ma tutt’altro che manicheo.

Marjane Satrapi è nata nel 1969 a Rasht, in Iran. La sua famiglia appartiene alla ricca nobiltà del Paese; intellettuali di cultura marxista. Nel 1984 i genitori la mandano a Vienna per proteggerla dalla guerra tra Iran e Iraq. Torna nel 1989 in Iraq. Nel 1994 si trasferisce a Parigi, dove studia la tecnica del fumetto.

Come le è venuta l’idea di raccontare la tua storia a fumetti?
In effetti adoro sia il disegno che la scrittura, e non ho mai fatto un disegno che non sia stato accompagnato da un testo, e nemmeno il contrario. Quindi per me sono intimamente congiunti. Diciamo che è un’idea che mi è venuta in mente in modo naturale.

Cosa cambierebbe del modo degli occidentali di descrivere l’Iran e la sua storia, di avvicinarsi a questa realtà?
Sicuramente il modo molto occidentale di fare distinzioni e differenze. Gli Occidentali dovrebbero capire che tutti i popoli della Terra vogliono vivere felici, pacificamente; tutta la gente in tutto il mondo vuole fare cose semplici, come ad esempio andare a mangiare un gelato con i propri figli, e il fatto di vivere il libertà, pace e democrazia non è sicuramente un privilegio dell’Occidente.

Quello che forse si fa troppo spesso in Occidente è di dividere il mondo in due poli, cioè i buoni e i cattivi. Ci sono delle differenze in tutte le culture: anche gli italiani sono diversi dai tedeschi, ma non per questo li si relega a un secondo ruolo, a un ruolo marginale. Venti anni fa ci guardavano come degli alieni, questa era l’immagine che all’estero si aveva degli iraniani. Non tutti sanno quello che è successo; in realtà cerco proprio di raccontare questo.

Qual è stata la reazione che l’ha gratificata di più dopo la pubblicazione del suo libro Persepolis?
Mi sento soddisfatta e sento di aver adempiuto al mio ruolo quando la gente mi dice ‘grazie per averti mostrato che il tuo Paese è così e non come ce lo avevano dipinto fino a ora’.

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