Best off

Per gli esordienti rappresentano il modo più facile per avvicinarsi alla letteratura. Per chi le incontra in Rete, o in libreria, le riviste letterarie offrono uno sguardo riflessivo, spesso utilmente paradossale, sul mondo.Ogni rivista ha il suo stile, le sue passioni, spiega nella prefazione il curatore dell’edizione di quest’anno Antonio Pascale, tanto che spesso sono formate da persone «che non leggono le altre riviste nemmeno sotto tortura».

Una sorta di tirannia autoreferenziale dalla quale il lettore ovviamente si affranca facilmente, passando da una all’altra; e nel frattempo, alternando la lettura di recensioni, interviste, racconti saggi, reportage (unico limite dell’antologia: manca la poesia).

E la sorpresa è che spesso ci si imbatte in pezzi ben scritti e interessanti, non solo in una rivista storica come Nuovi Argomenti, ma anche nelle ‘testate’ sul Web; al punto che è sempre meno opportuno parlare di una scrittura ad hoc, a parte la evidente caratteristica «di uno stile accogliente, perché aperto e curioso». La differenza rispetto alla carta stampata in certi casi si limita alla possibilità di ‘postare’ un commento ai pezzi pubblicati, rendendo ancora più aperto, con il feed back immediato, qualunque testo (anche se spesso i commenti sono inutili provocazioni, come fa notare lo stesso Pascale).

L’aspetto ipertestuale arricchisce la scrittura letteraria online; con un rimando/link a un altro testo c’è sempre la possibilità di una dimensione ‘verticale’. Non solo. Le riviste spesso ospitano discussioni interessanti che si ‘serializzano’ nel tempo, coinvolgendo anche interventi sulla carta stampata. E poi possono ospitare, modificare, parodizzare molti generi. Vedere per credere Saponi Tristi – la prima soap opera trasmessa su un sito di narrativa, su FaM. (cb)

da Best off. Il meglio delle riviste letterarie italiane
(minimum fax 2005, 12,50 euro) «Maria De Filippi è quindi la profetessa della vera laicizzazione della crisi laica del soggetto, la divulgatrice di un modello che era nato per essere elitario. Inevitabile quindi che si attirasse gli strali e gli anatemi di chi di quel modello è vissuto (in senso letterale). Ma ci importa poco delle piccinerie invidiose della borghesia, mentre ci sembra più interessante seguire gli sviluppi antropologici e politici di questo modello identitario. Cosa succede cioè nelle pratiche sociali quando il soggetto non è più raccontabile per il suo fare, ma solo definibile per il suo sentire? Quando il narcisimo modello strutturalista (il soggetto è un fascio di relazioni) diviene pratica quotidiana?»

Su Internet
Accattone. Cronache romane
Il caffè illustrato
Una città
FaM. Frenulo a Mano
Nazione indiana

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