Non buttiamoci giù

Potrebbe essere l’impegnativo esercizio di una scuola di scrittura: prendete quattro disperati che l’ultima notta dell’anno si ritrovano in cima a un tetto per farla finita, per buttarcisi giù. E sviluppatene una storia che diventi il suo contrario, ossia una vicenda che insegni a ciascuno di loro a non buttarsi giù, in tutti i sensi. L’ultimo romanzo di Nick Hornby fa proprio questo: trasforma il racconto di una fine in una specie di parabola sull’inizio, e su quel prodigioso ingrediente di ogni inizio che è la speranza. Alimentata dal saper vivere con molta, moltissima ironia.Non stupisce che anche questa sua storia (come About a boy interpretata da Hugh Grant, e High fidelity) sia destinata a diventare un film. Hornby scrive con una efficace ‘presa diretta’ sulla realtà psicologica delle persone comuni ben lontane alla banalità, e ha inoltre il pregio di un ritmo sempre coinvolgente. In questo caso contribuisce a dare un effetto movimentato l’alternanza delle voci dei quattro protagonisti, ognuno con la sua inflessione, il vocabolario ricorrente, i tic, il suo stile, educato o sfacciato. E così il male di vivere assume svariate coloriture.

Se quando parla Maureen, madre estenuata di un figlio gravemente disabile, troviamo un dolore raccontato con realismo, e con una disperazione del tutto priva di aggressività, anzi con accenti religiosi e una quasi buffa incapacità di comprendere la violenza altrui, quando è l’adolescente di buona famiglia Jess a prendere la parola, è un continuo di provocazioni verbali, unite al puerile cinismo difensivo di una ‘sballata’ comunque sempre disposta a redimersi. E Martin, il conduttore televisivo che ha distrutto la sua vita personale e professionale dopo essere andato a letto con una minorenne (e il successivo periodo di carcere), regala alla storia i sarcasmi più feroci, in gran parte rivolti. Poi c’è JJ, musicista born in the Usa che dopo lo scioglimento della sua band e dopo che la sua ragazza l’ha lasciato si dedica alla consegna di pizze a domicilio sprofondando nel contempo in deprimenti nostalgie del suo passato cool. I quattro aspiranti suicidi si rivelano abilissimo nell’ascoltarsi a vicenda disinnescandosi a vicenda i propositi autodistruttivi, fino alla catarsi finale, una vacanza a Tenerife.

L’umorismo nero, la distanza imperturbabile davanti alle disgrazie, ha un marchio decisamente britannico. Ma la tutto sommato buona disposizione dello scrittore per le situazioni esistenziali più impervie è abbastanza rara. Hornby non cavalca il nichilismo effettistico, ma nemmeno i buoni sentimenti in versione cheap, e nemmeno declina il senso dell’umorismo, di cui pure è molto dotato, in un modo fine a se stesso. Riesce a raccontare di ordinary people nella quale è facile immedesimarsi, ma non rinuncia a caratterizzare, con una originalità mai caricaturale, i suoi personaggi.

Il grottesco si manifesta al suo massimo quando i quattro decidono di dire ai giornalisti (che ovviamente avvalorano la storia ai fini dell’audience) di aver visto una angelo salvifico (con la faccia di Matt Damon) responsabile della loro discesa dal tetto. La tristezza è invece al suo apice quando Maureen spiega come ha arredato la stanza di suo figlio Matty, secondo i gusti di un ragazzo della sua età. E lo fa anche se lui non è in grado di rendersi conto di nulla. In che modo una pagina straziante come questa riesca a stare insieme alle altre, con tanto spessore e verosimiglianza, è un altro talento di questo scrittore così capace di dare un tocco poetico, e un tono inaspettato, alla sincerità.
(Cristina Bolzani)

Biografia
Nick Hornby è nato nel 1957 a Londra, dove vive. Si è laureato all’Università di Cambridge e dopo aver fatto il professore e il giornalista, si è dedicato alla scrittura pubblicando il suo primo libro Febbre a 90°, le sue memorie riguardo alla passione fanatica per il calcio. Il romanzo è diventato un best seller in tutto il mondo e Hornby l’ha adattato per il cinema. È anche autore di Alta fedeltà, il primo romanzo popolare da cui è stato tratto un film di successo e di Un ragazzo, anche questo un film di successo con Hugh Grant. Nel 1999 ha vinto il premio dell’American Academy of Arts and Letters E.M. Forester Award. In Trentuno canzoni, lo scrittore inglese propone ai lettori una lunga chiacchierata che ha per tema la musica pop e rock. (da www.festivaletteratura.it)

Su Internet
Nick Hornby
Intervista di Cynthia Joyce (Salon)

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