Invidia

L’ultima storia forgiata dalla sobria ironia di Muriel Spark riesce in due nobili intenti: racconta il sentimento dell’invidia in tutto la sua distruttiva potenza, e fa una graziosa parodia delle scuole di scrittura.Nella scuola sul lago di Ginevra che insegna tra l’altro regole di Comme il faut, si muove una coppia di insegnanti improvvisati quanto spregiudicati, Nina e Rowland Mahler: lui ventinovenne con l’ambizione della scrittura ma con un’inventiva assai arida; lei pragmatica e calcolatrice, lo ha sposato sedotta dalla sua brillante carriera accademica ma rivolge prontamente altrove i suoi slanci amorosi, quando il marito cade nella cupa ossessione nota come invidia.

A scatenarla è il diciassettenne presuntuoso e fascinoso Chris dai capelli rossi, che sta scrivendo con grande facilità un romanzo storico su Maria Stuarda, ed è ben consapevole del rovello che suscita in Rowland (tanto da servirsene come pungolo per scrivere meglio). Invidia che arriva a fantasie omicide e si placherà solo nel finale, a sorpresa, con un colpo di scena correct.

Mentre Chris si cimenta con la Storia dandone una sua personalissima quanto cialtronesca lettura – ma tanto tutto gli è concesso, ammicca l’autrice: «A chiunque farebbe gola il romanzo di un diciassettenne coi capelli rossi, un’infarinatura di storia e un’altissima opinione di se stesso» – Rowland si limita a compilare saltuariamente delle Osservazioni sulla scuola, dettagli insulsi che tuttavia, come del resto il libro di Chris, saranno alla fine pubblicati (pur definito, quest’ultimo, ‘una solenne stronzata’ da un editore) e andranno piuttosto bene. In armonia con quella sorridente mediocrità talvolta richiesta dal mercato (dei libri).

Protagonista vera della storia ci sembra l’itinerante College Sunrise, scuola pressochè sconosciuta, ma «si fumava ce si sniffava come in tutte le altre scuole, da Losanna allo Yorkshire». Qui figlie di blasonati o di bancarottieri, dai nomi quali Principessa Tilly o Pallas Kapelas, passano il loro tempo apprendendo edificanti verità come quella che «è l’ipocrisia che muove il mondo», o sul modo giusto per mangiare un uovo di piviere. Per fortuna che a distrarle c’è Albert Hertz, il bellissimo giardiniere. (cb)

da Invidia (tit. originale: The Finishing School). Traduzione di Enrico Terrinoni, Adelphi, Milano 2004
«Si comincia con l’ambientazione» disse Rowland. «Dovete vedere la scena, che sia reale o immaginaria. Per esempio, da qui si vede l’altra sponda del lago, ma in una giornata come questa no, c’è troppa foschia». Rowland si tolse gli occhiali per squadrare gli allievi del corso di scrittura creativa: le loro famiglie sborsavano quattrini proprio per quello. Erano due ragazzi e tre ragazze tra i sedici e i diciassette anni, chi più, chi meno. «Perciò,» proseguì «nel descrivere la scena diremo semplicemente “L’altra sponda del lago era avvolta nella foschia” oppure, se in una giornata così volessimo usare l’immaginazione, “L’altra sponda del lago era appena visibile”. Ma nella fase dell’ambientazione bisogna assolutamente evitare di calcare i toni; per esempio, è ancora presto per voi per frasi del tipo: “L’altra sponda del lago era avvolta in una stramaledetta nebbia”. Quelle potrete usarle più in là. Ora si tratta di lavorare sull’ambientazione in modo neutro, diciamo». (p. 9)

Vedi anche: Perfida Muriel!

Su Internet
Muriel Spark

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...