Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Riuscirà Harry Potter a godersi almeno un altro, ultimo giorno di quiete prima della tempesta che potrebbe portarlo alla morte? Nel corso di sei anni e di sei romanzi, l’universo del mago si è fatto sempre più cupo e allo stesso tempo la scrittura di J.K.Rowling più adulta.

Mentre si dirada tra le righe l’ironia del primo romanzo, si increspano le pieghe della vita del predestinato. Già dal quarto volume della serie si intuiva una svolta tragica nella vicenda: il malvagio Lord Voldemort ritrovava forza e si assisteva al primo trauma per i lettori: la morte di uno dei protagonisti. Nel quinto il mondo esterno prendeva nettamente il sopravvento sulle vicende scolastiche, e la guerra tra i Mangiamorte e l’Ordine della Fenice diventava centrale nel plot. Anche qui una vittima importante e l’annuncio di una profezia che riguarda Harry e la sua controparte malvagia: non c’è posto sulla Terra per entrambi. Il sesto libro continua su questa strada.

Nel primo capitolo di Harry Potter and the Half-Blood Prince il mondo dei maghi e quello dei babbani (gli esseri umani normali) si incrociano a livello istituzionale, il Ministro della Magia incontra il Primo Ministro britannico terrorizzato dagli scenari catastrofici che il suo collega gli rivela, tra giganti e draghi. Come negli altri romanzi l’attualità del mondo reale – in questo caso nella forma di un terrorismo magico – irrompe in quello di fantasia. Il premier mago Rufus Scrimgeour informa il leader inglese che molti dei recenti disastri nel mondo umano sono connessi a Voldemort e ai suoi seguaci. Nel secondo capitolo scopriamo che il ragazzo malvagio Draco Malfoy ha ricevuto un compito dal Signore Oscuro. La minaccia del male torna così, subito, ad incombere sul protagonista.

Solo nel terzo capitolo ritroviamo il titolare della storia, mentre sonnecchia nella sua stanza. Con una panoramica già pronta per il film la scrittrice ‘inquadra’ alcuni articoli pubblicati sulla Gazzetta del profeta che riassumono le puntate precedenti, per rendere anche questa storia, in qualche modo, autoconclusiva e a se stante. Il preside della scuola di magia di Hogwarths, Silente, va a prendere personalmente il sedicenne a casa degli zii babbani per portarlo con sé in missione: per convincere un vecchio professore, Horace Slughorne, a rimandare la pensione per tornare in cattedra dalla parte dei buoni. Dopo la solita visita a casa dei Dursley, la famiglia dell’amico Ron, comincia l’anno scolastico vero e proprio. Harry, Hermione e Ron, passato l’esame intermedio O.W.L., affrontano dunque il biennio che conduce alla maturità. Potter vuole diventare Auror, ovvero mago investigatore e ottiene ottimi risultati nel corso di pozioni, grazie ad un vecchio libro, firmato da un certo principe mezzo sangue, pieno di notazioni e di ricette alternative. Quel volume sgualcito, con i suoi incantesimi insoliti, nasconde qualcosa di oscuro: aiuterà il protagonista e insieme lo metterà nei guai.

Per molti capitoli abbiamo l’impressione di un’assenza di azione. A far girare le pagine sono solo i pensieri, le congetture di Potter, che prende lezioni private di magia da Silente e insieme a lui ricostruisce il passato di Tu-sai-chi, verificando in parallelo la teoria del complotto ordito da Malfoy. Sempre di più notiamo la grandezza di Potter, predestinato malgré lui, la sua condotta morale impeccabile anche se elastica, il valore che dà all’amicizia, il rapporto sempre più familiare con Silente quasi padre adottivo, la sua ritrosia alle lusinghe del potere. La novità è il ‘mostro’ della gelosia che gli scalpita dentro con immagini che sembrano quasi citare quelle di Shakespeare nell’Otello. I fan si aspettano da anni un flirt con Hermione che però stravede per Ron. Ma non è lei a far battere il cuore di Harry. E l’amore arriverà nella vita del maghetto in modo naturale, come uno dei suoi incantesimi istintivi; il bacio arriva sulle sue labbra così, come la magia che aspettava da sempre. L’amore in fondo è la sua arma più importante, l’unica che Voldemort non potrà mai avere, il regalo che la madre gli ha fatto in punto di morte mentre metteva la propria vita tra la bacchetta magica del villain e la vita di suo figlio ancora in culla.

Nelle ultime pagine c’è un’accelerazione drammatica che intriga e commuove. Silente ed Harry viaggiano in una sorta di purgatorio dantesco abitato da zombie pericolosi alla ricerca dei segreti di Voldemort – ‘scena’ horror cinematografica perfetta – per poi tornare a scuola dove avviene una battaglia decisiva contro i mangiamorte. Potter comprende che siamo nel territorio dell’irreversibilità, che i colpi del male possono lasciare dei segni indelebili, che l’incombente maturità può essere anche peggio di una fanciullezza da orfano dimidiato. C’è dunque la battaglia, ci sono i morti e i feriti e c’è Harry, sempre più solo, che non sarà mai più lo stesso. Ed è a questo punto che si risponde alla domanda proposta all’inizio di questa recensione: un ultimo giorno di quiete? Sì, forse, almeno uno, Potter ancora lo vivrà. Ma poi niente al mondo lo potrà deviare dalla tempesta che è il suo destino, la sfida finale con Voldemort, diventare grande.

Francesco Gatti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...