Le anime disegnate

A più di dieci anni dalla prima edizione per Castelvecchi, torna in libreria, questa volta per Minimum Fax, Le anime disegnate di Luca Raffaelli, scrittore, saggista, autore televisivo ma soprattutto punta di diamante, in Italia, di quel complesso microcosmo che si muove alla periferia del fumetto e dei cartoni animati.Il bello di Raffaelli è che la sua è un’autentica passione che trasuda da tutte le pagine del libro attraverso infatuazioni, ricordi personali e felici intuizioni. Come ad esempio quella di dividere il lavoro in tre grandi aree che rappresentano tre diverse filosofie, direi di vita: Uno per tutti: Walt Disney; Tutti contro tutti: i cartoni della Warner & Co. e quelli televisivi, da Braccobaldo ai Simpson e oltre; Tutti per uno: l’anime giapponese. Completano il quadro una dettagliata spiegazione su «come si realizza un cartone animato seriale», una corposa bibliografia e tante immagini, che mancavano completamente nella prima edizione e che hanno il merito di visualizzare i ragionamenti dell’Autore e le sue ricostruzioni.

Per un appassionato come me, il gioco di parole del titolo (da «i disegni animati» – che sarebbe la definizione più corretta in italiano, anche se ha rapidamente ceduto il passo a «cartoni animati», traduzione corrente del termine ‘cartoon’) è già una chiave d’interpretazione che sottolinea la nobiltà e la qualità di una forma di espressione e di comunicazione ancora troppo spesso vittima di sottovalutazione culturale (per poi gridare al miracolo di fronte a qualche operazione di marketing ben riuscita).

Raffaelli, tra aneddoti ed analisi, ricostruisce la storia del genere e la sua evoluzione verso la serialità (che è un po’ il passaggio dal cinema alla televisione), rivalutando anche quella produzione giapponese che i puristi (o la vecchia guardia, come me) non hanno mai guardato di buon occhio. Anche in questo caso la sua difesa è talmente appassionata e convincente che mi costringerà a riconsiderare l’atteggiamento un po’ razzista con il quale ho approcciato quella produzione (salvo scambiare, pochi anni fa, le figurine dei Pokemon con qualche collega, per aiutare mia figlia a completare il suo primo album). Ora però Arianna è interessata a Robbie Williams e Johnny Depp, mentre Cristiano (che ha poco più di tre anni) è in fissa con Winnie the Pooh. Insomma, il Giappone può attendere… ma solo per il momento, giuro.
(Francesco De Vitis)

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