Un filosofo al cinema

Cosa pensa un filosofo quando vede un film? Gilles Deleuze, ad esempio, scrisse di cinema quando dei problemi filosofici lo spinsero a cercare delle risposte nel cinema. Così Umberto Curi in questa raccolta di recensioni: cerca il confronto con ciò che i fotogrammi ‘dicono’ intorno a grandi questioni; riconoscendo che un film ‘pensa’, riflette sul contenuto di questo pensiero, fa incontrare due discipline unite dalla ‘capacità di creare’. Creatività usata per leggere un film in modo diverso, andando a rintracciare nel passato le radici culturali dei temi trattati da una pellicola.Un filosofo al cinema è diviso in sei sezioni che tematizzano le scelte: Lo straniero che ci abita, che affronta il tema del rapporto con l’altro; Eros e Thanatos, sull’intrinseca connessione tra amore e morte; Icone della duplicità, che si riferisce all’archetipo dell’ambivalenza nella natura umana; Meditatio Mortis, sul mistero e il paradosso della condizione umana; Morfogenesi della violenza, in relazione alla società; Donare il tempo, che ragiona su quell’orizzonte dove inevitabilmente si collocano gli eventi della nostra vita.

Per ogni film recensito, o pensato, l’autore, guarda all’indietro, in cerca di paletti solidi, sorpassando a ritroso non solo un secolo abbondante di cinema, ma millenni di storia e letteratura. Si rifà all’Antico Testamento quando scrive di Peter Weir e al Leviatano di Hobbes quando affronta Martin Scorsese; per Giuseppe Piccioni scomoda l’Odissea, per Marco Bellocchio l’Antigone di Sofocle.

È insolito vedere un film ricondotto in un percorso culturale che viene da lontano, ed è divertente leggere una stroncatura nientemeno che per una mancata osservanza della Poetica di Aristotele («Colui che rappresenta semplicemente il mostruoso non ha niente a che fare con la tragedia»). A subire il ragionamento del filosofo è Mel Gibson che ne La passione di Cristo punta «sull’accumulazione quantitativa di scene di tormenti e sofferenze, senza lasciare nulla implicito». In una direzione esattamente opposta, dunque, rispetto a quella raccomandata da Aristotele. Sembra sottinteso un consiglio al regista per il prossimo film: pensare prima di girare.
(Francesco Gatti)

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