Dall’Ellade a Bisanzio

«Si arriva di notte a Mikonos, isola sfruttata e lanciata come perla perlissima delle Kikladi, e qundo sotto l’urto di una ondata turistica ormai abbondante. Già trasbordando dal piroscafo ai barconi che portano a riva l’aspetto dell’isola appare leccato e incantevole». Se andate da quelle parti, sarà gustoso portarvi questa guidina arbasiniana di annata 1960, intessuta di spericolati equilibrismi tra musica, arte, tragedie e antiche pietre.Il «viaggetto di formazione per giovani di buone letture classiche» intrapreso dal trentenne Alberto Arbasino con amici per «abbandonare la Roma delle Olimpiadi ai sociologi e fans della mass society, e passare invece a Olimpia, ovviamente deserta», presentato con l’elegante understatement che è già la sua cifra – anche in ragione di certe sue frequentazioni londinesi ( leggere per credere il suo Lettere da Londra, e dei suoi incontri con T. S. Eliot e E. M. Forster e Ivy Compton-Burnett e Angus Wilson e Christopher Isherwood…), – si rivela ça va sans dire un percorso per iniziati.

E’ tutto un pullulare di nomi e opere mirabilmente accostate, in un divertito gioco di soavi irriverenze e similitudini che si rincorrono, per cui in una stessa pagina càpita che convivano Rascel (Renato), Pietro Germi e i Miti Greci; o anche Gadda, Wally Toscanini e Tre Laure Betti; c’è persino un Tarzan da strapazzo che arriva a dire: «Me Nietzsche? You Malraux». Quanto agli spettacoli teatrali, le cronache sono all’altezza di un titolo già piuttosto pessimista, Alle esequie della tragedia. E infatti, leggiamo nella descrizione di Eracle: «(…) guardando senza capire le parole la tragedia si presenta così: nutrici scervellate vegliano un paio di bambinastri robusti figli di Eracle, ma un malvagio alla Vincent Price li detesta in un crepuscolo di Casa Usher, e un Laocoonte con tante barbe si addolora nell’accento di Chioggia».

«Al top degli snobismi culturali di allora, si decise di approdare al Pireo partendo dalla Giudecca, in uncrepuscolo dannunziano dorato e assai decandente…». Poi gli amici arrivano ad Atene – Partenone and so on -, raggiungono Olimpia, e a Epidauro finalmente sono sulle tracce della Divina, ovvero la Callas di Norma; per finire a Istanbul, città «splendida e dolce», alla quale approdano con tanto di «pregiudizio occidentale sul musulmano dissoluto in pantofole». Non mancano le piccole incursioni nella gastronomia dei luoghi. «Il vino bianco, si sa che è sempre resinato: quindi nulla lo distingue dallo smacchiatore. E infatti, quando casca un po’ di rosso sul pantalone, subito qualche esperta: Versaci sopra il bianco!».
(Cristina Bolzani)

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