Un uomo senza patria

Un uomo senza patria raccoglie in modo organico dodici interventi di Kurt Vonnegut (foto dal The Daily of the University of Washington) apparsi sulla rivista In These Times. È interessante leggere uno scrittore di fantascienza che si esprime sul presente. L’autore chiacchiera con noi come fossimo suoi figli (o suoi nipoti: ha 84 anni), suoi cari. Ciò che ha da esprimere (rifacendosi a Lincoln, Mark Twain e anche Gesù Cristo), oltre se stesso, è un impellente messaggio pseudo socialista-ecologista a chi resta e resterà su questo pianeta, globalizzato, spompato, confuso, dominato dagli interessi economici.Con verve comica e vena polemica condanna l’ipocrisia degli Americani, le menzogne dei mezzi stampa, l’ignoranza dei politici, i potenti che continuano a fare un uso sconsiderato delle risorse del pianeta, tanto da ricordare i pamphlet di Michael Moore, tra l’altro citato nel testo.

L’America di Bush con le sue invasioni unilaterali e le scelte di casta è al centro della satira dello scrittore. Può sembrare banale il concetto. Ma Vonnegut può permettersi di essere contro la guerra: di origini tedesche e prigioniero in Germania, da americano, durante la Seconda Guerra Mondiale, ha assistito alla distruzione di Dresda (ne parlò in Mattatoio n.5).

L’assurdità del campo di battaglia risuona in ogni fronte: «Credo che la guerra del Vietnam sia servita a liberare me e altri scrittori, perché ha fatto apparire la leadership degli Stati Uniti e i moventi della nostra politica come qualcosa di raffazzonato ed essenzialmente stupido. Finalmente potevamo parlare di qualcosa di cattivo che avevamo fatto noi ai peggiori cattivi che si possano immaginare». Dal Vietnam all’Iraq il passo è breve.

Poi il progresso senza anima e valori. Un tempo, ricorda, scriveva con la macchina da scrivere, correggeva le bozze a matita, le spediva alla dattilografa, uscito di casa, via posta, dopo aver comprato la busta in un’edicola. Sembra dire: faceva, e si faceva, un’esperienza reale della vita. Un altro concetto che sembra scontato ma che forse oggi va espresso. Con la rete, la velocità, la connessione a tutti i costi, siamo finiti in una trasposizione della realtà, in una metafora. E sempre più di rado si accende il circuito dell’immaginazione e della verità in chi è annegato da immagini e propaganda.

Completano i discorsi le riproduzioni di alcune serigrafie azzurrine realizzate dall’autore insieme all’artista Joe Petro III che sottolineano, come fossero motti, i concetti principali di Vonnegut; da leggere e rileggere per sapere da dove veniamo, per immaginare dove andremo. (fg)

Su Internet
Kurt Vonnegut (sito ufficiale)

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