Fuori da un evidente destino

Dopo Io uccido (2002) e Niente di vero tranne gli occhi (2004), il suo ultimo romanzo Fuori da un evidente destino si è subito piazzato in testa alle classifiche delle vendite. Con un passato di cabarettista, comico televisivo, cantante e autore di canzoni, Giorgio Faletti è senz’altro il più eccentrico e il più ‘americano’ dei nostri scrittori di thriller (oltre che il più venduto); un genere quello giallo, che da noi si è sviluppato moltissimo negli ultimi anni, uscendo in un certo senso dal ‘genere’, e che e vanta vari esordienti, magari, come lui, approdati alla scrittura dopo altri percorsi.Fuori da un evidente destino, è ambientato ai margini di una riserva Navajo, a Flagstaff, in Arizona. Lì ritorna, dopo quasi dieci anni di assenza, Jim Mackenzie, pilota di elicotteri per metà indiano, con due occhi di diverso colore e una psicologia metà pellerossa metà occidentale, ritrovandovi tre persone del suo passato e antichi conflitti. Agli intrichi di un passato che ritorna si aggiunge la sequenza di morti misteriose, inserite nella location della cultura Navajo.

L’incipit

«L’unico suono della città era il fischio del treno. Da sempre, sulla ferrovia che tagliava in due Flagstaff col suo colpo di scimitarra, passavano diverse volte al giorno i treni merci della Amtrak. Le locomotive sfioravano la stazione in mattoni rossi con il loro cauto passo di rotaia e nella fatica del viaggio sembravano animali in ansia solo per la strada da fare, senza nessuna cura per quello che si trascinavano dietro. Erano lunghe litanie di vagoni, che parevano arrivare dal niente e che nello stesso posto sembravano diretti, con il loro carico di container dai colori slavati e coperti di scritte bianche.

A volte tutti portavano il logo della China Shipping.

Quella scritta esotica creava allo sguardo e alla mente l’immagine di posti altrove, di gente al di là del mare che in quella cittadina nel centro dell’Arizona, sole rosso d’estate e freddo bianco di neve l’inverno, erano parte della conoscenza di tutti e dell’esperienza di nessuno.

Il tempo di capire che era soltanto un’illusione e i treni già se ne andavano con la sequenza di un rosario. Sferragliavano lenti e indolenti verso Est, si perdevano alla vista costeggiando per un tratto la vecchia Route 66 e lasciandosi alle spalle solo quel fischio acuto come saluto e avvertimento».

Sito ufficiale: www.giorgiofaletti.net

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