Il dizionario del dandy

Come può un dizionario mettere insieme seguendo un unico filo personalità tanto diverse, come Wilde, Proust, Joyce, Gozzano, Cocteau, e primo tra tutti, Lord ‘Beau’ Brummell? Il libro di Giuseppe Scaraffia osa l’impresa quasi utopica e racconta, in trentotto voci la sintassi del dandy, attraverso i famosi personaggi vissuti tra Otto e Novecento, con la loro aura fascinatoria, la fiera opposizione alla società di massa, la ricerca di un’eccellenza estetica e insieme il bisogno di passare inosservati. Una ricerca di identità e di affermazione di sé che richiede l’autocancellazione.

“Non è agevole dire che cos’è un dandy. Eppure ognuno lo sa e lo sente come una luce calda e frusciante. Egli è l’indefinibile, l’indicibile, colui che fa crollare le più diverse e complesse definizioni, come castelli di carta, col soffio profumato del suo sigaro. Se ne parla senza poterlo afferrare… egli sceglie di sfuggire ad ogni presa intellettuale. Il dandy non è un concetto ma una linea, un progetto… Essere dandy è uno stato di grazia, frutto di un estenuante lavoro su di sé. Nei momenti di pigrizia e di abbandono, il dandy si degrada a semplice snob”.

E proprio di questi ultimi parla il “Manuale dello snob” di Antonius Moonen (Castelvecchi), categoria di eccentrici meno nobile della precedente (snob è un derivato del latino sine nobilitate) ma di centro più diffusa. “Lo snob ha visto tutto, vissuto tutto, e non ha neppure bisogno di ricordarsene. Essere sempre un’eccezione: ecco la legge dello snobismo”. Segue elenco delle caratteristiche d’obbligo dello snob. Alla voce dedicata al comportamento l’autore scrive: “Abbiate sempre l’aria seccata, senza però dare l’impressione che il vostro sguardo sia triste. La tristezza non è bon ton, avverte il Principe Korasoff neIl Rosso e il Nero”. Perché, se siete tristi, vuol dire che vi manca qualcosa e siete, di conseguenza, un essere inferiore. Se vi seccate, al contrario, è perché hanno tentato invano di soddisfarvi.” (Cristina Bolzani)

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