L’uomo dei cerchi azzurri

I personaggi delle opere seriali si evolvono, cambiano, maturano, si coprono di cicatrici e invecchiano. Tex non è più da tempo il disinvolto killer privo di rimorsi dei primi albi a fumetti, la sua durezza oggi è stanca e necessaria, ha smesso perfino di fumare e l’autoironia è la sua consolazione. Jack Aubrey, il comandante della Royal Navy nato dalla penna di Pat O’Brian, aggiunge una mutilazione ed una ferita ad ogni nuovo romanzo, tra vittorie e sconfitte cresce nella percezione dolorosa del tempo che passa. Perfino il fedelissimo commissario Montalbano oggi si lancia sulla prima donna che incontra nel corso di una indagine, tradendo l’eterna findazata Livia e se stesso, perché sente la vecchiaia vicina.

Quando le opere seriali varcano i confini della lingua in cui sono scritte tutto ricomincia di nuovo. A volte i lettori si divertono a saltare da un universo all’altro; quelli che possono, perché poliglotti o perché hanno amici in altre galassie . Può avvenire nel cinema, come in Caro Diario, di Nanni Moretti, sulle pendici di un vulcano, dove un anziano intellettuale tedesco, chiede urlando ad un gruppo di turisti americani cosa stia per accadere ai personaggi della soap opera Beautiful, avanti di due anni negli Stati Uniti.

Il lettore coerente con le regole della narrativa, però, non ama le fughe in avanti. Fa parte del gioco scoprire come lo scrittore cresca assieme ai personaggi, ed il lettore lo segue con passione in questa scoperta progressiva della letteratura, della vita e del mondo.

E’ per questo che noi lettori italiani ci chiediamo cosa mai abbiamo fatto di male per meritare dalla Einaudi un trattamento così cinico e brutale. La magnifica serie di romanzi gialli nati dalla penna francese di Fred Vargas ci è stata proposta in lingua italiana dalla collana “Einaudi Stile Libero” a salti e al contrario. Soltanto ora è stato pubblicato il primo romanzo della serie, L’uomo dei cerchi azzurri, il testo cosmogonico in cui prendono per la prima volta vita i personaggi. E così conosciamo lo svagato e sognante commissario Adamsberg, il cartesiano e alcolista collega Danglard, la sua non fidanzata eterna Camille, e il primo dei suoi alienati, contorti e geniali colpevoli, che Adamsberg smaschera seguendo una traccia di vapore tra le nuvole, in una Parigi scolpita nella pietra.

Il romanzo è brillante, divertente e saggio. Ma chi ha conosciuto la Vargas della maturità non potrà che trovarlo acerbo e rigido. Anche la soluzione del giallo è troppo lambiccata e alquanto improbabile. I personaggi sono ancora teoremi, progetti, elementi di un puzzle. Il primo romanzo ci dice assai meno di quanto vorremmo e nulla che non conoscessimo già.

Fred Vargas, pseudonimo della archeozoologa francese Frédérique Audouin-Rouzeau, è una penna educata al pensiero scientifico, razionale, ma che prova una irresistibile fascinazione per quanto vi è invece di torbido, indefinito e sensuale nella natura degli uomini. E’ la corrente che scorre tra questi due poli che rende perfetta la sua scrittura. Ma non subito. Nel primo romanzo tutto questo è soltanto proclama, manifesto di una ricerca che durerà a lungo. Noi lettori italiani sapevamo già che questo viaggio nell’io profondo, che la scrittrice compie sulle spalle dei suoi personaggi, avrebbe prodotto capolavori. Peccato averlo saputo con tanto anticipo.

Un romanzo che tuttavia non si può evitare, e la furba Einaudi lo sa bene. Chi ama già i personaggi della Vargas non potrà resistere alla curiosità di vederli allo stato nascente; chi non li conosce ancora… è bene che cominci dall’inizio.

(Luca Gaballo)

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