Slam

Nella terza di copertina, in coda alla sua biografia, Nick Hornby definisce Slam un “teenage novel”. Dunque, un romanzo sui teenager o per i teenager? Entrambe le cose. Il linguaggio è giovanilistico (e tra le righe ironico, come in tutti gli altri suoi lavori), alla giovane Holden, perché siamo nella testa di un ragazzo, dai suoi 16 ai 18 anni circa, che, come suggerisce il titolo, “sbatte”, e il termine si riferisce sia alle cadute sull’asfalto che il suo hobby preferito a volte gli riserva, lo skateboard, che a uno scontro frontale con la vita che lo porterà a crescere. In qualche modo il romanzo di formazione, al giorno d’oggi, di un giovane proletario urbano inglese, confuso nel vuoto della cultura di massa, appigliato alla passione per lo sport.

Dopo la musica di Alta fedeltà, il calcio di Febbre a 90, i problemi di coppia di Come diventare buoni, qui Hornby riprende il tema della paternità suggerito in Un ragazzo, e si riappassiona alla voce narrante giovanile come accaduto con uno dei personaggi di Non buttiamoci giù.

Al centro della storia c’è Sam, che a quasi 18 anni ci racconta a ritroso i fatti che hanno cambiato la sua vita. Per anni Hornby ha descritto adulti che non volevano crescere, qui finalmente dà al suo personaggio l’età anagrafica più consona ai suoi temi.

Non ha molti amici e le sue conversazioni più fruttuose avvengono con il poster del suo mito, Tony Hawk, lo skateboarder per eccellenza, che gli dà l’impressione di rispondergli e di illuminarlo sulle sue azioni. Dopo aver letto più di 50 volte l’autobiografia di Hawk, da quel libro trae citazioni a memoria che si possono adattare a quello che gli accade.

Dalle autistiche conversazioni nella sua cameretta alla vita vera. Conosce una ragazza (e il corteggiamento reciproco è uno dei passaggi migliori del libro), Alicia, che resta incinta di lui. Lo stesso Sam è figlio di una donna rimasta incinta molto giovane. Il destino familiare si ripete e la diffidenza dei genitori colti universitari di Alicia pesa sulla sua anima.

Ma non siamo in un film di Loach, la leggerezza adolescenziale di Hornby si inventa prima una fuga dalla città, ad Hastings, luogo di vacanze familiari, e location per una sequenza molto divertente; poi una trovata magica (che comunque non incide sulla verità e il realismo della storia): Sam si ritrova a sbirciare il suo futuro, come Scrooge in Dickens, e questa esperienza paranormale, che lui attribuisce a Tony Hawk, lo aiuterà ad accettare il suo presente, ad assimilare le tranvate della vita con più maturità, come anche a scoprire la differenza tra un neonato e un i-Pod.
(Francesco Gatti)

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Nick Hornby

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