La follia delle sirene

Come spiegarsi tutta questa attenzione ai romanzi gialli, al noir? Forse è un modo per esorcizzare le molte paure nelle quali viviamo, in un quotidiano costellato da crimini efferati e incomprensibili, dei quali i media si appropriano, per sceneggiarli in lunghe puntate macabre dove sfugge spesso il colpevole, ma non certo le psicologie dei protagonisti, ritratti a tutto tondo con le loro confessioni contrastanti, i blog le foto, gli amici, i loro interessi, gli studi… Con psicologi e psichiatri, preti e terapeuti che discettano su ipotesi patologiche, secondo un copione che da Cogne in poi si ripete con regolarità. 

Anche nei racconti (e nei 22 romanzi) della maestra della suspense Patricia Highsmith  spesso il colpevole resta impunito, ma la loro scrittura ha una sobrietà esemplare. Nella raccolta uscita ora per Bompiani, La follia delle sirene, (pubblicata per la prima volta in Inghilterra nel 1995) si torna ad apprezzarne il ritmo quasi cinematografico della narrazione, con improvvisi turning points nei quali qualcosa si capovolge, qualcosa si accende (o si spegne) nella mente dei persone fino a poco prima apparentemente normali, anche banali, disvelandone le zone d’ombra e di follia.

Così è per il padre che sfoga la sua rabbia impotente, causata dall’avere un figlio gravemente malato, su un passante che lui uccide senza una ragione, accarezzandone poi nella tasca un bottone preso come feticcio, simbolo di una vendetta che riscatta il suo dolore per il figlio. Oppure la coppia benestante e senza problemi, incrinata irrimediabilmente dal furto di un oggetto, che fa scoprire alla moglie tutta l’irredimibile meschinità dell’uomo che ha sposato. O la giovane ‘romantica’ dell’ultimo racconto, che preferisce aspettare da sola uomini immaginari di un fantomatico incontro, piuttosto che incontrare quelli veri. O anche Odile, insegnante delirante che vive con il padre e abita la sua solitudine con i libri ma soprattutto scrivendo lettere agli scrittori che ama di più, e magari presentandosi a casa loro. O infine la moglie, nel raccomto, Roba da pazzi, che ha il macabro hobby di imbalsamare tutti i suoi animali e disseminarne il giardino, inducendo il fragile marito a diventare a sua volta parte di quell’opera, insieme all’emblema di un amore passato e mai dimenticato.

La Highsmith è stata amata dalla critica più in Europa (dove visse, dal 1963 alla sua morte, in Svizzera) che negli Stati Uniti.  La scrittrice ha creato l’ambiguo personaggio di Tom Ripley, che ha avuto grande successo e ha ispirato L’amico americano di Wenders e il Talento di Mr. Ripley di Minghella, oltre a Liliana Cavani e René Clement. Ha scritto anche quello Sconosciuti in treno da cui è nato il capolavoro di Hitchcock. 

E come si scrive un giallo, lei stessa lo spiega – ma sono solo consigli per stendere un plot, per imparare a osservare…, non certo per saper cogliere la follia dalla normalità – in un saggio uscito in Italia qualche mese fa per Minimum Fax, Teoria e pratica della suspense. (cb)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...