L’alchimia del desiderio

L’alchimia del desiderio, romanzo d’esordio dell’indiano Tarun J Tejpal pubblicato da Garzanti,  è una storia di grande respiro, intima e sociale, un affresco dell’India dei nostri tempi, ricco di memorie del periodo coloniale. Ma soprattutto racconta la dimensione erotica e sensuale, con uno stile avvolgente fin dall’inizio. Tejpal è anche un apprezzato giornalista impegnato nelle battaglie civili.

“Non è l’amore il collante più forte tra due persone ma il sesso”, scrive nel romanzo L’alchimia del desiderio. Com’è nata l’idea di questa storia?

Il primo ed ultimo rigo del libro servono a chiudere il cerchio. Il lettore può leggerlo come vuole. Il libro, tra le altre cose, analizza i diversi aspetti del desiderio. L’amore e il desiderio sono i veri motori delle nostre vite, non il cibo, non i vestiti. Almeno, l’amore ed il desiderio guidano la mia vita. Il libro cerca di analizzare le varie sfaccettature del desiderio, ma fa anche altre cose. E’ una meditazione sulla condizione indiana, è una meditazione sulla perdita, sulla sofferenza, sul colonialismo, sull’India moderna, sull’India antica, sulle fasi intermedie dell’India. Il libro può essere visto come un classico, molti personaggi chiave fanno un viaggio, diversi tipi di viaggi che li portano in luoghi diversi. Durante il viaggio ricevono un’illuminazione, acquisiscono conoscenza, anche l’amore e il sesso fanno parte di questa conoscenza. Il narratore invece è alla ricerca di due cose: di una vita intellettuale perché vuole essere uno scrittore e del desiderio perché è appassionatamente innamorato di sua moglie. Durante il viaggio che fa nel libro arriva a scoprire due profonde verità, sia quella che riguarda l’idea di scrittore e di vita intellettuale, sia quella che riguarda l’amore e la passione. In poche parole il libro è un’esplorazione di argomenti che sono già stati esplorati da centinaia di altri libri in epoche diverse ed in lingue diverse.

Come convive in India l’alchimia del desiderio con la non alchimia dei matrimoni combinati?
Il libro non ha niente a che fare con i matrimoni combinati o con i matrimoni normali, in fin dei conti voglio parlare di amore e di passione e per queste cose non ci sono formule, le persone o le trovano o non le trovano. Non ci sono formule, non ci sono segreti e non ci sono libri che le spieghino. Bisogna vivere la vita, commettere degli errori e la passione e l’amore si possono incontrare come non si possono incontrare. Spesso anche le persone che si sposano per volere di qualcun altro riescono a trovare l’amore e la passione, mentre a volte quando ci si sposa perché si pensa di provare amore e di essere pervasi dalla passione questi svaniscono con il tempo. Questo è il vero mistero dell’amore.

Lei ha studiato economia, poi ha iniziato a lavorare come giornalista per importanti testate indiane e tra l’altro ha fondato la casa editrice India Ink, che ha pubblicato per prima Arundhati Roy. Cosa pensa della libertà di stampa nel suo Paese?
Ho fatto il giornalista per tutta la vita, ho comincato a scrivere per i giornali nazionali quando andavo ancora all’università. In India i media sono completamente liberi, al 100%. I giornalisti possono fare tutto quello che vogliono. Se non viene fuori un buon lavoro la colpa non è del sistema, ma dei giornalisti. E’ un Paese assolutamente libero, possiamo lavorare come crediamo e la rivista settimanale che curo, che si chiama Tehelka negli ultimi 6 o 7 anni ha portato avanti molte inchieste, ci siamo esposti molto con i nostri pezzi sull’abuso di potere, sullo spreco dei soldi pubblici, sulla violazione de diritti umani. Ogni settimana pubblichiamo cose del genere. Con i media indiani è possibile fare qalsiasi cosa, dipende tutto da te. E’ un paese molto libero.

Nel marzo del 2001 Tehelka ha pubblicato uno degli scandali più famosi della storia indiana che ha portato alle dimissioni del ministro della Difesa. Anche diversi generali dell’esercito sono stati rimossi. Tuttavia all’epoca tutta la questione si rivoltò contro di noi e Tehelka fu chiuso. Tre miei colleghi furono arrestati, fummo citati in giudizio centinaia di volte. Chiamammo i 30 migliori avvocati indiani a difenderci. Per tre anni rimase tutto chiuso. Per me quelli sono stati gli anni più importanti della mia vita, gli anni durante i quali ho imparato delle verità sull’India, sulla natura del potere e della politica che fino a quel momento ignoravo. Durante quegli anni ho deciso che tipo di giornalismo volevo fare in India ed ecco perché nel 2004 ho ricominciato con l’esperienza di Tehelka. Da quando abbiamo ricominciato a pubblicare Tehelka come settimanale, abbiamo dato voce a storie che si sono rivelate di fondamentale importanza per l’opinione pubblica. La storia più importante, pubblicata due mesi fa, riguardava l’uccisione di duemila musulmani nel 2002. La storia fu seguita a livello nazionale. Facemmo nomi e cognomi dei colpevoli e rivelammo anche chi li aveva appoggiati in questa uccisione di musulmani innocenti nel 2002. Tehelka si impegna molto a fare giornalismo che sia di rilievo per l’opinione pubblica, tutti i giornalisti che ci lavorano sono fedeli all’ideale di interesse pubblico. Gli anni di Tehelka sono stati cruciali per la mia esperienza di vita. Anche il romanzo che ho scritto è stato creato in un momento in cui dovevo lottare contro i criminali per sopravvivere. ll tono giusto del libro che avevo cercato di scrivere per vent’anni improvvisamente divenne chiaro nel momento più difficile della mia vita. Cominciai a scrivere, avevo già tutto chiaro in mente. Ho scritto per 16 mesi ininterrottamente e il prodotto è quello che vedete qui. Quindi i giorni più difficili della mia vita hanno dato vita ai momenti migliori della mia vita professionale.

Devo confessare che il ruolo degli scrittori e degli intellettuali è stato minimo. I giornalisti hanno fatto un lavoro enorme in India, hanno cambiato la percezione. Gli scrittori invece, soprattutto quelli che scrivono in inglese, non hanno molta influenza in India. Bsogna lavorare per individuare i problemi dell’India e le sfide che il Paese deve affrontare, soprattutto quella della diseguaglianza che dobbiamo vincere per dare un futuro migliore all’India. Questi argomenti vengono presentati al pubblico ogni giorno da quelli che io chiamo i guerrieri pubblici, non intellettuali, ma guerrieri che combattono battaglie pubbliche. Ce ne sono a centinaia e sono meravigliosi. Ogni giorno chiedono maggiore uguaglianza per tutti. Al momento dobbiamo affrontare molte sfide tra cui quella dei conflitti religiosi e della disuguaglianza. Ottocento milioni di indiani vivono in condizioni precarie. Questo è un momento problematico e nei prossimi 10 o 20 anni capiremo se riusciremo a sopravvivere così come siamo stati concepiti, e cioè un Paese moderno e liberale, oppure se ci saranno delle fratture che distruggeranno l’unione di questo subcontinente.

Ora che cosa sta scrivendo?

Sto lavorando al mio secondo romanzo, il titolo è La storia dei miei assassini. Il libro è quasi finito e dovrebbe uscire entro la fine di quest’anno. Sono molto soddisfatto del mio lavoro. E’ un libro molto diverso dal primo, sia per i toni che per il linguaggio che per l’argomento. Si parla di India, di politica, di potere. E’ un libro più complesso e spero di riuscirlo a pubblicare entro la fine dell’anno.

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