Il vizio di leggere

Nell’intervista Vittorio Sermonti parla della lettura come di una mania, un piacere, un vizio. Che lui imparò da bambino, con Salgari (“pusher della mia bibliodipendenza”), continuò recitando i drammi shakespeariani chiuso nella sua stanza; poi con Tolstoj quando dodicenne, in tempo di guerra, si finse malato pur di leggere indisturbato Guerra e Pace; e che coltiva leggendo tutto quello che gli capita, anche le scritte sui muri, le istruzioni in caso di incendio negli alberghi o le note bancarie, affascinato dalla loro “compattezza stilistica”. Leggendo anche i brutti libri (che non lascia mai a metà).

Nel libro Il vizio di leggere (Rizzoli), ci sono autori importanti e altri marginali, molta poesia femminile, definizioni fulminanti, testi burocratrici, scritte sui muri (“puoi non buttare l’occhio sui muri che rasenti tornando a casa?”). Ci sono Faulkner e Saffo, Auden, Kavafis e Hòlderlin, Brodskij, Cechov e McEwan. E poi Virgilio, Dante, Catullo, Gadda, Scialoja, Fellini, Mozart, Pessoa e Patrizia Cavalli, Thomas Bernhard.