Leggere Lacan

zizekIl Super-io fustigatore di freudiana memoria è una faccenda ormai retrò. E’ stato sostituito da una sorta di insostenibile compiacenza  che riduce in schiavitù l’uomo contemporaneo infliggendogli una paradossale condanna al godimento. Al punto che “non ci si sente più in colpa quando ci si abbandona a piaceri illeciti, come prima, ma quando non si è in grado di approfittarne, quando non si arriva a godere”.

E’ l’affascinante teoria di Slavoj Zizek, filosofo e psicoanalista e fondatore della scuola lacaniana slovena. Petr lui i testi di Lacan possono essere una chiave di lettura per capire la fenomenologia dei nostri giorni.

In libreria ci sono ben due saggi scritti da lui. In Leggere Lacan – Guida perversa al vivere contemporaneo, edito da Bollati Boringhieri, Zizek usa il pensiero lacaniano per leggere alcuni fenomeni della cultura pop. Lo sguardo di Zizek risulta affascinante perché non è centrato ossessivamente sull’Io e i suoi malesseri , non cerca palliativi teorici, ma si fonde con una lucida cognizione della dimensione sociale e filosofica dell’esistenza.

Il metodo usato da Zizek è accostare citazioni dall’opera di Lacan con un altro frammento, sia dalla filosofia, dall’arte, dalla cultura popolare, per illuminarlo di un senso nuovo, che segue una lettura di parte (ogni verità per Lacan è parziale) e tiene fuori dalla discussione i problemi clinici.

Parlando del film come Eyes Wide Shut , come di Alien o Casablanca o 21 grammi, o parlando di Shakespeare e Nietzsche, Zizek parla anche di concetti come ‘interpassività’, l’altra faccia dell’interattività, di ‘grande Altro’ (nome lacaniano del Super-io freudiano) dell’ordine simbolico (per lui, coinvolto nel dissenso dal regime del suo Paese, anche il comunismo è una possibile declinazione del grande Altro) che secondo il filosofo francese è la regola non scritta, la prescrizione virtuale che governa la società e rispetto al quale si conformano i propri comportamenti; è dunque un pendant, ma senza essere sadico e punitivo, del Super-io.

Senonchè nell’epoca contemporanea entrambi sono pervertiti, afferma Zizek, perché sono decaduti gli ordini simbolici tradizionali. E dunque l’obbligo al godimento. “Secondo Zizek – sottolinea nella prefazione Mauro Carbone – oggi il compito della psicoanalisi è appunto quello di rendere meno opprimente l’imposizione a godere: ‘non che sia vietato godere: solo, è alleviata la pressione di doverlo fare’. Più in generale, non sostituire nuove imposizioni ai vecchi comandamenti appare la sfida decisiva cui il tempo del nichilismi ci chiama”.

Il discorso sul grande Altro in Politica della vergogna (Nottetempo) diventa discorso sul potere, sulla sua ‘oscenità’ (immondo ma anche fuori dalla scena). Il potere abita l’inconscio e decide i comportamenti umani imponendo il suo sguardo. Ritroviamo ancora la capacità di accostare, con effetti sorprendenti, teorie ardue del pensiero lacaniano con esempi tratti dall’attualità, politica o artistica, in un continuum di piacevole lettura, ‘montato’ ad hoc sulla contemporaneità, che va da un film di Lynch alla condizione dei prigionieri di Guantanamo, da Heidegger alle torture di Abu Ghraib, da Charlie Chaplin alla pedopornografia… La suggestione forte che arriva da questo testi è capire che il grande Altro non esiste, che Dio, il Super-io, le istanze morali non sono reali, ma vanno relegate nel registro simbolico, dunque nel linguaggio. (Cristina Bolzani)