Il resto è rumore

Se la scuola italiana avesse come materia di studio la storia della musica – se dunque fosse allineata con il proprio enorme e spesso misconosciuto patrimonio, e con l’idea di una formazione imprescindibilmente anche musicale – questo libro sarebbe un utilissimo strumento e suggerimento.

Questo saggio di quasi 900 pagine racconta la musica classica del Ventesimo secolo, ma lo fa con una particolare angolazione: guardando la Storia, nello stesso tempo, e le relazioni reciproche.

Un progetto ambizioso che l’autore stesso descrive nella prefazione.
“Il resto è rumore non descrive solo gli artisti, ma anche i dittatori, i mecenati milionari e i dirigenti che tentarono di controllare la musica che veniva scritta; gli intellettuali che si sforzarono di porsi come giudici in fatto di stile; gli scrittori, i pittori, i ballerini e i registi che offrirono la loro amicizia sui sentieri solitari della ricerca; il pubblico che, a seconda delle occasioni, osannò, vituperò e ignorò ciò che i compositori stavano facendo; le tecnologie che cambiarono il modo in cui la musica veniva realizzata e ascoltata; e le rivoluzioni, le guerre calde e fredde, i flussi migratori e le profonde trasformazioni sociali che rimodellarono lo scenario in cui lavorano i compositori”.

Nel testo Ross passa con notevole erudizione ma anche disinvoltura dalla descrizione di un’opera musicale alla citazione di un fatto storico, da un giudizio critico alla descrizione fisica di un certo musicista. Tutto rientra in un quadro dalle molte sfaccettature e di lettura molto godibile, per quanto presupponga una cultura musicale di base per addentrarsi nel mondo delle avanguardie, della musica atonale, dodecafonica, minimalista.

Il libro è suddiviso in tre periodi: dal 1900-1933, 33-1945 e 1945-2000. Si comincia con Strauss, Mahler, Schoenberg, e si finisce con Nixon in China del minimalista John Adams. Senza dimenticare il jazz di Gershwin e del ‘Duca’ Ellington. Per arrivare poi al capitolo chiamato ‘L’arte della paura’ , alla musica nella Russia di Stalin e piegata al dettato del realismo socialista, per cui: “Le sinfonie ‘eroiche’ di Beethoven, la Terza e la Quinta, narrano storie di conflitto e risoluzione, di protagonisti che superano gli ostacoli per conquistare la vittoria”.

Nel capitolo sulla ‘Fuga di morte’ si parla della musica nella Germania nazista. “La musica era uno dei pochi argomenti, insieme ai bambini e ai cani, a risvegliare una certa tenerezza in Adolf Hitler”, comincia il capitolo.

E’, questa, una parte affascinante che racconta  l’intreccio perverso tra ‘musica e orrore’, in un periodo in cui gli artisti e le loro estetiche sono stati coinvolti in modo ambiguo con l’ideologia nazista. Per esempio è divertente scoprire che, secondo l’autore, la fortuna di Bruckner e delle sue granitiche sinfonie dipenda dal fatto che Hitler voleva rendere famoso  un personaggio dall’apparenza dimessa e umile, campagnolo; un uomo che si opponeva allo stile della grandeur viennese. Com’è interessante la storia del direttore d’orchestra Furtwängler.

Alex Ross ha una cultura eclettica, spazia dagli studi di strumenti musicali e composizione, a studi storici e letterari ad Harvard. Critico musicale del New Yorker, ha avuto vari riconoscimenti, come anche questo suo corposo saggio. Un libro che si fa amare da chi è interessato alla complicata musica novecentesca, ma anche da chi ha passioni storiche. E’ così ricco che non è difficile trovare uno spunto per seguire una propria curiosità. (Cristina Bolzani)

Il blog di Alex Ross sul New Yorker

Il libro sul sito di Bompiani

Alex Ross, Il resto è rumore, Bompiani 2009
874 pagine, 29.50 euro (traduzione di Andrea Silvestri)