Coventry

Una notte illuminata dalla luna, vista dalla cattedrale di Coventry. E’ la notte del 14 novembre del 1940. La luce di quella notte diventerà spettrale, perché quella notte porterà sul cielo della cittadina britannica le bombe tedesche e il loro strazio di distruzione, paura, fuga nei rifugi, morte e feriti.

Così come la bellezza della luna presto, in quella notte, si confonderà con lo scempio irragionevole della guerra, anche nei protagonisti dei questa storia i chiaroscuri si alternano veloci. In cima alla cattedrale, volontari pressoché sconosciuti l’una all’altro, ci sono Harriet, segnata già dalla guerra (ma la Prima) per aver perso il marito che aveva sposto giovanissima, e il giovane Jeremy Fischer. Ma durante quella notte scoprono di non essere estranei, il passato si riannoda alla tragedia in presa diretta, delle bombe edell’incendio che ne segue; seguendo un disegno che invece, in opposizione al caos delle cose che saltano in aria, assume finalmente una forma. Nella situazione di emergenza, i semtimenti si stagliano nitidi come le guglie dell’antica cattedrale. E le parole fanno altrettanto.

La Humpherys riesce a ‘liricizzare’ anche questo spaccato della Seconda Guerra Mondiale. In primo piano ci sono i sentimenti, le emozioni cangianti in amore, solitudine, ricordo, perdita, (e ancora perdita); e la possibilità di un futuro – le frasi, precise e affilate, il ritmo, incalza e indugia nei dettagli.  E si riconferma, con questo nuovo lavoro edito da Playground (traduzione di Carlotta Scarlata) ,  piacevole e intensa, capace di creare dai tranche de vie ambientati nel passato (come anche nel Giardino segreto) dei pezzi di bravura al di fuori del tempo.

Come questo inizio, che descrive un presagio:

“La rondine disegna un arco nell’aria e poi scende in picchiata sulla cattedrale. Harriet Marsh la osserva volteggiare nell’oscurità, davanti a lei, mentre cammina lungo l’acciottolato verso la chiesa. L’uccello si muove nell’aria notturna con la rapidità di un’emozione improvvisa e Harriet si ferma alla base della scala a pioli per seguire la parabola della rondine solitaria che costeggia, sbattendo le ali, la guglia. Solo al momento di salire la scala Harriet si ricorda che ormai è metà novembre. Di solito le rondini abbandonano la Gran Bretagna alla fine di ottobre. Si è attardata troppo, sicuramente morirà al sopraggiungere del freddo. Harriet si blocca a metà della lunga scala, cerca con lo sguardo l’uccello, come se volesse avvisarlo, ma la rondine è già svanita”. Per questa ambientazione la Humphreys è stata ispirata dalla guerra in Iraq, dalle bombe su Baghdad. (Cristina Bolzani)

Cani selvaggi