Esercizi di rieducazione

Il professor Kang Zengguo, classe 1944, era soltanto un bambino quando la balia lo prese per mano e lo portò via dalla sua città natale, Xi’an. Incombeva la Rivoluzione sociale, sotto la quale Kang trascorrerà gran parte della sua vita, che descrive in “Esercizi di rieducazione” (Editori Laterza, prefazione di Renata Pisu, traduzione di Serena Zuccheri, 476 pagine, €20).

Il racconto si apre con le immagini del Giardino Silente, luogo misterioso e affascinante, allestito per far riposare le spoglie della bisnonna di Kang, madre di suo nonno. Da quel giardino parte, e in qualche modo lì ritorna, il racconto di una vita alla ricerca di una Cina che per lui non ci sarà mai.

Il Kang adolescente che, grazie al nonno, buddista e intellettuale, scopre il piacere della lettura e della scrittura. Che diventerà il Kang giovane ragazzo, matricola all’università dove scoprirà che il suo amore per i libri può deviarlo dal sentiero tracciato dalla Rivoluzione culturale con amare conseguenze. Le prime autocritiche pubbliche, l’espulsione dall’ateneo daranno l’avvio ad una caduta libera che non potrà né cercherà di arrestare.

Andrà a lavorare duramente in fonderia, finirà agli arresti, conoscerà fugaci amori. Infine, tornerà a casa, a Xi’an, senza possibilità di remissione dai suoi peccati sociali. La sua non-appartenenza diventerà totale quando si vedrà costretto ad essere adottato da un contadino, pur di riprendersi una nuova strada, anche per togliere il peso della sua cattiva ombra dalle spalle dei suoi genitori e fratelli.

Kang infine cercherà pace, con moglie e figli, negli Stati Uniti. Lì, all’Università di Yale, oggi insegna lingua e letteratura cinese. “Esercizi di rieducazione”, scritto nel 2004 in cinese e tradotto per la prima volta in inglese nel 2007, non a caso si intitola nell’originale “Confessions: An Innocent Life in Comunist China”. Una vita segnata da errori che riusciva a comprendere a malapena, da confessioni obbligate che la sua innocenza non riusciva a cogliere.

Nemmeno il suo ritorno in Cina, nel 2001, come professore per fare delle conferenze, ripristinerà la sua eterna non-appartenenza. Kang sarà ancora trattenuto, interrogato, potrà tornare in America soltanto grazie all’intervento di esponenti dell’ambiente accademico.

Alla fine rinuncerà a riconciliarsi con il suo Paese, diventando cittadino americano e decidendo che, alla sua morte, riposerà in eterno nella nuova patria. Nel suo studio, un dipinto del Giardino Silente gli ricorda un passato che non gli è mai appartenuto.

Nella bella prefazione della giornalista e scrittrice Renata Pisu, quegli anni non furono, “come qualcuno sostiene, ‘grandi e terribili’ ma soltanto terribili”. Forse furono anche anni inevitabili. Esempi dell’assurda casualità della Storia, che dispone delle vite umane in tempi e luoghi che non avrebbero voluto conoscere.

(Celia Guimaraes)

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