Morire per le idee. Vita letteraria di Pasolini

L’autore di questi due volumi appena usciti nelle librerie – Morire per le idee. Vita letteraria di Pier Paolo Pasolini (Bompiani) e Under 40. I giovani nella nuova narrativa italiana (Bruno Mondadori) è Roberto Carnero, che insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università degli Studi di Milano. È autore, tra l’altro, delle monografie Guido Gozzano esotico (De Rubeis 1996), Lo spazio emozionale. Guida alla lettura di Pier Vittorio Tondelli (Interlinea 1998) e Silvio D’Arzo. Un bilancio critico (Interlinea 2002). Ha curato le antologie Felicità e malinconia. Gozzano e i Crepuscolari (Baldini Castoldi Dalai 2006) e La poesia scapigliata (Bur 2007). Con la casa editrice Principato è autore dell’antologia per le scuole superiori La nuova narrativa italiana dagli anni Ottanta a oggi (2009).

Incontriamo l’autore durante una serata trascorsa con gli studenti del Collegio Universitario Lamaro-Pozzani. Il collegio si trova a Roma e ospita 70 studenti provenienti da tutta Italia e selezionati ogni anno attraverso prove particolarmente rigorose.
Prof. Carnero lei è riuscito a racchiudere, in meno di 200 pagine, la vita, il pensiero e le opere di Pasolini. In 6 capitoli, a metà tra il cronologico e il tematico, riesce a innescare una riflessione su uno scrittore unico che ha avuto la capacità di cimentarsi in forme espressive tra le più diverse: narrazione, teatro, cinema, giornalismo. E sicuramente la lista è incompleta…

Questo sforzo di “condensazione” è stato parecchio impegnativo, ma ho voluto cimentarmici. Per offrire, soprattutto agli studenti, ma anche, più in generale, a tutti i lettori, un profilo agile e aggiornato dal punto di vista critico della figura e dell’opera di Pier Paolo Pasolini. Per scoprire l’unicità di questo autore così versatile e a tratti davvero geniale all’interno della cultura italiana del ’900.

Lei parla di Pasolini come di un fenomeno senza paragoni, di un intellettuale di cui oggi sentiamo la mancanza. Insomma di un profeta senza eredi. In che senso e come spiega tanto interesse da parte degli studenti?

Al di là del fatto che si condividano o meno certe sue posizioni, spesso molto personali, sui più diversi temi (dalla politica alla società, dalla contestazione del ’68 alla fine della civiltà contadina), è un dato di fatto che Pasolini ancora oggi è in grado di far discutere, di innescare un dibattito, di promuovere una riflessione. Le sue ‘provocazioni’ (ma definirle tali forse è anche un po’ riduttivo) sono sempre molto attuali.

Un personaggio sicuramente controverso, non solo per le sue opere ma anche per il privato. Subì ben 46 processi. Alcuni decisamente gratuiti.

Sì, a partire dal primo, quello per i ‘fatti di Ramuscello’ (lo scandalo a sfondo sessuale, avvenuto in Friuli nel 1949, in seguito al quale fu nota a tutti la sua omosessualità), all’uscita praticamente di ogni libro, di ogni film, Pasolini fu oggetto di azioni giudiziarie. Il marchio di autore osceno, di corruttore di coscienze lo perseguiterà per tutta la vita. Ci fu addirittura un’accusa di rapina a mano armata, mossagli da un giovane benzinaio di una località vicino al Circeo. Il ragazzo – si scoprirà – aveva qualche problema psichico, ma ciò non impedì che Pasolini venisse condannato.

Cristo e Marx, le due ‘Chiese’ di Pasolini. Questo è sicuramente uno dei capitoli principali per capire la sua opera.

Pasolini fu comunista per tutta la vita, nonostante fosse stato radiato dal Pci nel ’49 per “indegnità morale”. Un comunista eterodosso, critico nei confronti dell’establishment della sinistra istituzionale, che in più occasioni non mancò di criticare anche aspramente. Pur non essendo credente, provò sempre una grande attrazione per la figura di Cristo. Non a caso girò un film stupendo come Il Vangelo secondo Matteo. Sono due matrici, quella marxista e quella cristiana, che agiscono in Pasolini in maniera originale, arrichendosi a vicenda.

Con ‘Salò’, ‘Petrolio’ e gli ‘Scritti corsari’ arriviamo all’ultima fase di Pasolini, quella definita apocalittica. L’ultimo ad intervistarlo fu Furio Colombo il giorno prima del suo assassinio. In quell’occasione Pasolini suggerì a Colombo il titolo dell’intervista: ‘Perché siamo tutti in pericolo’. Molto utile è l’appendice che lei dedica al caso giudiziario, con le rivelazioni di Marcello Dell’Utri e l’iniziativa di Walter Veltroni. Anche se la scelta del titolo da parte dell’editore è già un giudizio sui misteri legati alla sua morte.

Che Pino Pelosi, finora l’unico condannato per l’omicidio di Pasolini, non fosse solo sulla scena del delitto appare oggi non dico certo, ma quanto meno assai probabile. Nuove prove e testimonianze ora al vaglio degli inquirenti potrebbero forse fare finalmente luce sul delitto di 35 anni fa. Probabilmente sarà difficile arrivare a una verità definitiva, ma è bene che si faccia il possibile. Il titolo del mio libro non vuole sposare una tesi definita, ma mettere in luce il nesso tra l’impegno pasoliniano, la sua vita e, purtroppo, anche la sua fine. Quello che è certo è che intorno a lui c’era un clima di grande ostilità. Pasolini dava fastidio a molti con il coraggio delle sue analisi e delle sue denunce ed è possibile che qualcuno alla fine abbia voluto fargliela pagare.

Nel libro ‘Under 40’ lei dà spazio e visibilità ai giovani scrittori partendo da ‘Porci con le ali’, fino ad arrivare ai casi più recenti come Niccolò Ammaniti, Melissa P., Federico Moccia e Paolo Giordano. Come spiega il loro straordinario successo?

È il successo di scrittori ‘facili’ per un pubblico di lettori dai gusti semplici. Con questo non voglio assumere un atteggiamento snobistico. Compito del critico letterario è quello di guardare all’esistente, studiando i fenomeni e cercando di interpretarli. Cosa che ho cercato di fare in questo mio libro. Ma certo in questi autori che ha citato la distanza qualitativa da un autore come Pasolini è abissale.

Morire per le idee. Vita letteraria di Pier Paolo Pasolini – Bompiani

Under40. I giovani nella nuova narrativa italiana – Bruno Mondadori

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