Il Libro rosso

Chiuso per decenni nel caveau di una banca svizzera, Il Libro rosso di Carl Gustav Jung è finalmente uscito nella edizione italiana. Come tutte le opere a lungo inedite, incomplete, Il Libro rosso ha trovato un posto dentro di noi prima ancora di occuparlo, per il fatto solo di esistere ed essere negato allo sguardo, per il fatto di esistere come qualcosa di segreto e forse sconveniente (lo stesso Jung dubitò della sua pubblicabilità e poi dubitorono gli eredi), per il fatto, in definitiva, di essere il diario di una crisi.

E questa storia ‘fisica’ del manoscritto, inchiavardato come un Santo Graal è, in un certo senso, la manifestazione simbolica anche del suo contenuto, apposta non dirò ‘del suo significato’ per non tradire il senso del viaggio iniziatico di Jung nella palude della sua anima. Jung, che evidentemente non a caso amava tanto Böcklin (il pittore dell’Isola dei morti) non ha in questa opera un punto d’approdo unilterale, se non forse nel superamento dell’unilateralismo stesso, di quei significati che la cultura erudita tende a imbalsamare.

Il Libro rosso di Jung è pieno di disegni dell’autore. Ci sono i mandala del buddhismo e dell”induismo, la coincidentia oppositorum dell’alchimia che poi si ritrova nel Tao, la realtà relativa e assoluta del buddhismo, il mito dell’androgino come simbolo della integrazione, di femminile e maschile, di anima e spirito e come compito segreto della esistenza umana. Il Libro rosso è anche la rivolta del figlio contro il padre, di Jung contro il dogma freudiano, del cristianesimo delle origini contro l’ebraismo. Il cristianesimo come eresia, come esempio di un universalismo inclusivo che nelle origini predicava l’individuazione auspicando però un legame di fratellanza con tutti gli uomini che non fosse sostanzialmente di sangue, tribale, paranoico e identitario, ma universale. C’è qualcosa del cristianesimo originario nel rifiuto junghiano di riconoscere nei fantasmi parentali gli unici inquilini che abitano il nostro inconscio. C’è qualcosa di primitivo e sciamanico nell’idea junghiana di un inconscio che contiene dei significati pre-scritti e tramandati in contrapposizione con l’idea di un inconscio-tabula rasa che, mano a mano, si riempie dei contenuti del rimosso, come pensava Freud.

La strada verso la scoperta di sè che racconta il Libro rosso è una specie di tormentato cammino sul Golgota. L’individuazione è e sarà sempre, nei secoli dei secoli, un percorso accidentato per ciascun individuo. Obbligatorio accollarsi anche quella gran croce che è l’Io cui il Sé si sacrifica, crocifiggendosi, quando non si dà voce all’anima. Il Libro rosso rende diretto il dialogo tra Jung e la sua anima, riprende un tema trasversale a tutti i saperi e i misteri: la scissione che l’esoterico Gurdjeff avrebbe descritto nell’antitesi tra essenza e persona, tra svegliati e già morti, gli uni iniziati alla verità, alla vera via, o forse semplicemente alla vita, gli altri resi ciechi o addormentati dal pensiero automatico. Il Libro rosso, il più esoterico di Jung, custodito nel segreto di un caveau, diventa metafora del tesoro e della immondizia che giace nel nostro caveau, l’oro e il pattume che è la nostra anima. L’anima che si manifesta con la potenza delle immagini, perché quello è il suo linguaggio, che si manifesta nei sogni con la loro blindata carica persecutoria rivelando a volte la distanza tra quello che Jung chiama Spirito del profondo e lo Spirito del tempo che ci colonizza.

La premessa del Libro rosso è questa: “GLI ANNI PIU’ IMPORTANTI DELLA MIA VITA (scritto tutto maiscolo, n.d.r.) furono quelli in cui inseguivo le mie immagini interiori… l’inizio numinoso che conteneva ogni altra cosa si diede allora.” Jung inizia a registrare come un sismografo i sommovimenti della sua anima nel Libro rosso quando, a 40 anni, è al culmine della sua carriera. Entra in crisi perché si accorge che non desidera più niente.
Che gli anni dell’età di mezzo siano decisivi non lo dice solo la psicanalisi. Dante ci costruì l’incipit della Divina Commedia e non sarà un caso se tutti, alla fine, lo imparano a memoria, neanche fosse un mantra. Per certi versi il Libro rosso di Jung ricorda la Divina commedia, per la potenza delle immagini e per il ricorso all’ordine simbolico. Per il modo in cui si pone l’autore nel dialogo con le sue visioni. Intorno ai 40 si passa la linea d’ombra, come racconta un altro pilastro del Novecento, Joseph Conrad. All’Uomo si presenta l’occasione di compiere quel viaggio dentro sé stesso che però non tutti fanno, anzi in pochi fanno, qualcuno risulta anche disperso. Per Jung una delle tappe di questo viaggio è l’assassinio dell’eroe. Scopre che l’eroe va ucciso (l’eroe che tra l’altro per Freud è sempre un parricida, come Jung del resto…). Va ucciso per non fermarsi nell’unilateralismo. Jung scrive: “Allora lo spirito del profondo mi accostò e disse queste parole: la verità suprema e l’assurdità sono la stessa e identica cosa” Insomma la realtà come giorno e notte, come senso e non senso. Solo così l’Uomo diventa microcosmo, vita piena e realizzata nella integrazione delle sue parti.

Una volta una persona per cercare di alleviare l’angoscia di un’altra persona malata di cancro, lasciando la sua stanza di ospedale, le disse: “Tu pensa all’infinitamente grande o all’infinitamente piccolo, non pensare alle cose in mezzo”. Le sembrava l’unica via d’uscita. Non immaginava che in quella formula, suggerita frettolosamente per riempire una voragine, ci fosse racchiuso lo Spirito del profondo. Un consiglio da sciamano improvvisato, anche un po’ cialtrone e baro, che in fondo rispondeva alla domanda: e adesso che cosa mi invento? Mi sembra che quella risposta fosse comunque meno idiota del “pensare positivo” dello Spirito del tempo. Senza saperlo aveva attinto, come capita a chiunque di fare nelle esperienze estreme, al serbatoio comune dello Spirito del profondo.
Jung scrive “Il senso superiore è grande e piccolo, è ampio come lo spazio del firmamento e minuscolo come la cellula di un corpo vivente”. L’anima non consola, ci accompagna e basta, ci sta vicino. L’anima ci fa presente che esiste questo e quello, per tutti, non che andrà tutto bene. Nel dialogo tra Jung e la sua anima c’è anche questa rinuncia alla consolazione. Una possibilità di riscatto sta nel superamento dell’Uomo come unità di misura di tutto per tornare a spaziare tra macro e micro. Nella vicinanza agli animali che conservano nel nome questa desinenza di anima. Lo sguardo sappia zoommare tra grande e piccolo, tra luce e ombra, tra alto e basso, tra io e sé, tra bene e male, tra vita e morte, per ritrovare la costante di tutte le cose, del cosmo, dell’uomo, della materia: il principio di una interazione tra forze che non dà tregua e sposta continuamente la meta, perché ogni cosa reale, perfino Dio secondo Jung, ha un’ombra.

“La vita deve essere vissuta”, dice Jung nel Libro rosso. Sembra una frase fatta ma questo non toglie nulla al valore della scoperta. Il Libro rosso non è per intellettuali, è per tutti (a parte il fatto che costa 150 euro) e non è vero quanto ha scritto Antonio Gnoli su Repubblica, che il Libro rosso pone il lettore di fronte a due situazioni : “Gli fa conoscere Jung attraverso Jung; e contemporaneamente lo introduce a un metodo di lavoro che può illuminare la sua produzione.” Ecco, credo che se Jung avesse saputo che così veniva preso il Libro rosso, l’avrebbe lasciato per sempre nel caveau. Il Libro rosso invita il lettore alla ricerca di sé che è ancora ciò che ci tiene svegli, senz’altro più del “capire Jung attraverso Jung”. Lui stesso ci mette in guardia: “L’erudizione fa parte dello spirito di questo tempo, ma questo spirito non comprende per nulla il sogno, perché l’anima si trova ovunque non si trovi il pensiero erudito”.

Marialaura Carcano

 

Il Libro Rosso – Bollati Boringhieri

1 Comment

  1. Estremamente chiara l’esposizione, che apre anche a molte associazioni che fanno da cornice ad un guadro esplicativo molto stimolante. E anche le posizioni prese sono forti e da me personalmente, piccolissimo conoscitore di Jung, ma suo grande estimatore, condivise. Un sufficiente ed adeguato commento per poter decidere un acquisto non proprio indolore in termini economici, prima che quel libro ritorni misteriosamente nel caveau.
    Grazie

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