Storia di una caduta

Le storie di Stefan Zweig sono spesso esempi di una sorta di perturbamento; secondo la definizione di Freud “il perturbante è quella sorte di spaventoso che risale a quanto è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”. Il perturbante (Das Unheimliche)   indica un’attitudine alla paura,  provocata da angoscia e estraneità allo stesso tempo, da qualcosa di rimosso che torna.  In molte sue  trame ci sono in effetti dei disvelamenti tragici. Non è un caso che lo scrittore austriaco abbia trovato il successo proprio con questi racconti, esemplari per scioltezza narrativa (in crescendo) e acume psicologico.

L’ultimo libro pubblicato da Adelphi, Storia di una caduta, comprende due brevi racconti entrambi centrati sul destino della perdita, del precipitare da una condizione di amore e di privilegio al nulla. Nel primo, ‘Madame de Prie, storia di una caduta’, una baronessa del Settecento amica di Voltaire, amante del duca di Borbone, si ritrova in esilio in Normandia quando quest’ultimo cade in disgrazia. Da onnipotente diventa l’ombra di se stessa, ridotta a lenire la disperazione con un giovane e rozzo amante che è solo uno sfogo della sua rabbia. Il degrado è sempre più  intollerabile, la nobildonna sprofonda fin in una cupezza senza ritorno.

“Infine la sera arrivò, ma com’era triste in quel luogo! Nient’altro che il farsi buio, lo scomparire di ogni cosa, l’oscurarsi della luce. Mentre a Parigi segnava il tanto atteso prologo dei divertimenti, qui non era che un mero epilogo. E lasciava solo fluire la notte, mentre laggiù accendeva le candele bordate d’oro nei saloni reali, rendeva scintillante l’aria fra gli sguardi, infiammava il cuore, lo scaldava, gli infondeva ebbrezza e vita. Qui invece accresceva soltanto l’angoscia”.  Il gesto ultimo è allestito con sapienza teatrale.

Ancora più terrificante la seconda storia,  ‘Legittimo sospetto’. Perché a cadere in disgrazia è un cane, il bulldog Ponto. Reso prepotente da un padrone devoto fino al ridicolo, il cane ha un’improvvisa trasformazione quando la coppia è allietata dalla notizia di una figlia in arrivo. Lo scrittore fa di Ponto uno spietato e ossessivo  tiranno, trasfigurato e umanizzato nel carattere. L’arrivo della neonata porta la storia a un crescendo horror.

“Credo di essere stata la prima ad aver notato il cambiamento che cominciò a prodursi nell’animale durante quelle settimane. Dimagrì, cambiò andatura. Invece di avanzare fiero, eretto e insolente, con il posteriore sollevato come faceva un tempo, si aggirava furtivo, quasi fosse stato percosso, e il pelo che prima veniva spazzolato con cura ogni giorno perse il suo serico splendore . Quando lo incontravi, abbassava il capo per non lasciarsi guardare negli occhi e tirava diritto, frettoloso”.

Il senso della fine, di un’esperienza ultima è molto presente in Zweig. Lo stesso scrittore sarà così devastato dalla Seconda guerra mondiale da trasferirsi con la seconda moglie in Brasile,  dove si suicideranno. Nel suo immaginario di esiliato prevalgono l’introspezione  psicologica e il senso di straniamento. Zweig vive nella Vienna di Freud, del quale diventa amico, e come lui e altri intellettuali ebrei – Thomas Mann, Franz Werfel, Albert Einstein – deve sopportare il rogo delle proprie opere, ad opera dei nazisti, nel 1933.

Sempre in questa serie di racconti editi da Adelphi, segnalo Bruciante segreto.  Il dodicenne Edgar trascorre un periodo di convalescenza, insieme alla madre, nella stazione climatica del Semmering. Qui incontra un barone fanfarone in cerca di seduzioni facili, che lo irretisce con l’idea di una bella amicizia (gli promette addirittura un cagnolino in regalo), ma al solo fine di agganciare la madre. La tresca si concretizza, e qui l’obiettivo di Zweig punta sui turbamenti di Eric, agitato da gelosie, senso di tradimento, inquietudine per qualcosa che non conosce, in un crescendo che sarà poi il rito di passaggio nell’età adulta.  Lasciando sullo sfondo, in un andamento prevedibile, i due amanti che a fatica cercano di evitare lo sguardo del piccolo escluso, giganteggia nella sua vibrante sensibilità la personalità di Eric. 

“Fino ad allora , vivendo isolato ed essendo di salute cagionevole, aveva avuto pochi amici. Per tutto il suo bisogno di tenerezza non c’era nessuno all’infuori dei genitori, che poco si curavano di lui, e del personale di servizio. E l’intensità di un amore è sempre misurata in modo errato, se si giudica tale amore in base alla sua causa occasionale e non sulla scorta della tensione che lo precede, di quel vuoto oscuro di disinganno e solitudine che sta dinanzi a tutti i grandi eventi del cuore”. (Cristina Bolzani)

Stefan Zweig’s World of yesterday

Lettera di una sconosciuta

Amok

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