Globalmente preoccupante

Ai tempi del bunga-bunga l’orizzonte si contrae paurosamente: l’immaginazione molto spesso viene imprigionata nei confini angusti del buco della serratura, oggetto psicologico più e prima che ottico. Da quel punto di vista, si sa, è difficile guardare lontano. Eppure – nonostante tutto – c’è chi ci prova, fornendo ai lettori strumenti di riflessione e di analisi preziosi, soprattutto in momenti di ripiegamento più o meno obbligato su noi stessi.

Uno di questi tentativi è quello portato felicemente a termine da Giuliano Battiston, freelance attivo su molti fronti (il manifesto, Liberazione, sbilanciamoci.info) e navigato viaggiatore dell’Oriente. In Iran, in Palestina e soprattutto in Afghanistan, da dove ha testimoniato, compiendovi due lunghi viaggi, la difficile transizione con occhio attento e spirito scevro dai soliti, ingombranti pregiudizi.

La sua ultima fatica editoriale – “Per un’altra globalizzazione”, Edizioni dell’Asino – è una raccolta di venti interviste a studiosi e attivisti di tutto il mondo che Battiston ha incontrato nei suoi viaggi. Il parterre è davvero vasto: dall’egiziano Samir Amin al tedesco Thomas Pogge; dall’ormai celebre Susan George al meno noto ma acutissimo Cândido Grzybowsky. Non mancano alcuni “mostri sacri” dell’internazionalismo e del pensiero ecologista come Wolfagang Sachs, Saskia Sassen, Vandana Shiva, Alain Touraine.

Il libro non contiene vere novità epistemologiche né politiche. Si tratta, piuttosto, di una rassegna intensa e ricchissima del pensiero “altro” sul mondo. Testimonianze diverse di percorsi originali di ricerca e di sperimentazione che permettono di ricostruire lo stato dell’arte del pensiero che un tempo avremmo definito “altermondialista” ma che oggi, alla luce della globalizzazione, potrebbe a buon diritto rivendicare una denominazione (e quindi un ruolo) molto più centrale nella definizione delle strategie globali.

In sintesi: ogni testimone interrogato da Battiston propone un abbozzo di consuntivo di una ricerca, di uno studio, della riflessione sulle modalità e le strategie per opporsi, liberarsi, superare il capitalismo liberista, tutto di stampo occidentale, che ha innervato e tuttora innerva l’ideologia dello “sviluppo”, sia in campo politico che economico.
Molte le tesi e gli argomenti già noti (Sassen, George, Sachs). Originali i riferimenti – espliciti ed impliciti – all’era di Obama e all’attenzione che la sua amministrazione ha posto fin dall’inizio al tema dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile, verde, comunque “alternativo”.

Un pensiero, quello che si evince con un’ardita (e forse ingiustificata) operazione di sommatoria e di sintesi, che ha potenti riferimenti culturali; offre vivaci testimonianze “sul campo”; s’impernia su acute riflessioni, spesso contraddittorie. Ma che, come l’attualità sembra confermare ogni giorno, non riesce a “sfondare”, non riesce ad uscire da quella marginalità politica che gli assunti di molti protagonisti del pensiero contemporaneo, come quelli raccolti da Battiston, non riescono a scardinare.

Una crestomazia ingenerosa e inopinata: ma inevitabile.
La proposta di Cândido Grzybowski, brasiliano di origine polacca, è quella di “radicalizzare la democrazia” fondandola sulla cittadinanza attiva.
Touraine propone un interessante paragone storico tra la Prussia di Bismarck e la Cina di oggi (due Stati totalitari e nazionalisti in rapida crescita economica): esempi di neototalitarismo da scongiurare evitando l’alleanza tra liberismo economico e nazionalismo culturale.
L’inglese Sennet afferma che il compito del socialismo sia oggi quello di “capire la struttura e i modi della cooperazione”.
Seyla Benhabib ribadisce l’ovvio: le migrazioni transnazionali mettono alla prova le democrazie liberali.
Vandana Shiva ancora una volta invita a far nascere la democrazia della terra, contro il patriarcato.
Prem Shankar Jha e Immanuel Wallerstein sono propensi a credere che ci troviamo nel bivio tra fine del capitalismo nazionale e inizio di quello globale.
Di Ulrich Beck è la proposta di un modello organizzativo di democrazia deterritorializzata e cosmopolita, basata sulla “non escludibiltà dell’altro”.

Ma perché leggere un libro così?
Per le proposte e le elaborazioni che emergono dalle interviste di Battiston. Quindi, seccamente, per ragioni di contenuto politico. Idee e proposte che farebbero bene, anzi: benissimo, a tutti quelli che in Italia, provano brividi di novità saturandosi l’immaginazione con le cronahce giudiziarie. Per uscirne, poi, sovraeccitati e inerti. (sl)

Per un’altra globalizzazione
Interviste di: Giuliano Battiston
Casa editrice: Edizioni dell’Asino
Pagine: 298 – Prezzo: 15 €

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