Freud o non Freud

Dopo il famoso ‘libro nero’ della psicoanalisi, dal Paese dei Lumi arriva un altro libro contro Sigmund Freud. Lo ha scritto Michel Onfray. In Francia è uscito nel 2010 da Grasset. Ponte alle Grazie in questo giorni lo ripropone in Italia. Onfray, riuscendo a sollevare una generosa scia polemico-mediatica che avrà avuto riflessi apprezzabili sulle vendite, è passato dalla decostruzione dei monoteismi religiosi (con il Trattato di ateologia) a quella del mito del freudismo. Per arrivare alla conclusione che la psicoanalisi non è una scienza ma un’appendice della psicologia, della letteratura, della filosofia, ma non può assolutamente aspirare allo statuto di scienza ‘dura’. «Il freudismo e la psicoanalisi – scrive severo Onfray – riposano su una gigantesca affabulazione, a sua volta fondata su una serie di leggende. Freud disprezzava la filosofia e i filosofi, ma non fu che un filosofo, autore di una soggettiva psicologia letteraria».

Una recensione di Dario Fertilio, uscita dopo la pubblicazione del pamphlet in Francia, ne dà un’idea molto chiara. Dovremo aspettarci un interminabile rosario di j’accuse.

“Qui – scrive Fertilio – a carico del povero Freud si trova di tutto: auto-incensamento egotistico, distruzione della corrispondenza imbarazzante, attrazione dissimulata per la numerologia, l’ occultismo e la telepatia, rinnegamento delle teorie un tempo da lui stesso sostenute – come quella sull’ uso della cocaina. Ancora: invenzione della categoria del «paziente», riferimenti a «casi clinici introvabili», distruzione delle prove là dove rivelavano le sue stesse vergognose «falsificazioni», dissimulazione dei «fallimenti terapeutici». Sul piano personale: infedeltà nell’ amicizia, adulterio, tendenze incestuose. Non parliamo delle relazioni pericolose con la politica: simpatia per l’ austro-fascismo di Dollfuss, per il «cesarismo autoritario di Mussolini» (cui inviò il 26 aprile 1933 una delle sue opere con la dedica a «un eroe della cultura»), la collaborazione con l’ Istituto Göring nella speranza di riuscire a conciliare la psicoanalisi con il regime nazionalsocialista. Forse una ancor maggiore durezza viene riservata da Onfray alla scuola freudiana, ai suoi devoti in apparenza laici ma in realtà succubi e dogmatici, pronti a giurare senza prove sul fatto che, ad esempio, il complesso di Edipo sia da considerare realmente «universale» o che stendere il paziente sul divano porti realmente, e «scientificamente», alla sparizione dei sintomi, ovvero alla guarigione”.

Ecco come Mauro Mancia aveva commentato, nel 2005, il cosiddetto ‘libro nero’ della psicoanalisi (pubblicato da Fazi con copertina nera); Vivere, pensare e stare meglio senza Freud. Spiegando anche le ragioni di un certo accanimento anti-psicoanalitico d’Oltralpe.

La teoria di Freud è definita «menzognera», la missione del libro è «abbattere l’ultima ideologia dominante dopo quella marxista». Come spiega il ciclico risentimento verso il pensiero freudiano?
Innanzitutto, considerare menzognero il risultato di una vita intera dedicata da Freud allo studio della mente umana è non solo eccessivo ma assolutamente manipolativo e a sua volta menzognero. Quindi io difendo l’opera di Freud. Però devo anche dire che non è casuale che un libro del genere nasca proprio in Francia, dove la lettura di Freud purtroppo spesso è di tipo coranico, e dunque acritico. Non solo, ma è la continua riscoperta di situazioni che in realtà oggi richiederebbero altri approcci per poter far uscir la psicoanalisi da una crisi. Quindi in quanto critica della psicoanalisi francese che fa una lettura eccessivamente coranica di Freud, io condivido il ‘libro nero’. Nella misura invece in cui viene attaccata in generale la psicoanalisi non è condivisibile, proprio perché oggi non c’è nessun altra disciplina, come la psicoanalisi, capace di offrire una teoria della mente.

L’intervista a Mauro Mancia

 

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