Dizionario amoroso degli esploratori

“Nihil ultra aveva inciso Ercole sulle colonne tra il Mediterraneo e l’Atlantico: di là non c’è niente. Come incipit di questo libro sarei tentato di scrivere: Di là c’è qualcosa. Di là c’è sempre qualcosa”. Basta una manciata di frasi in prefazione di questo Dizionario per capire come lo slancio dell’autore Michel Le Bris sia proprio ‘amoroso’ e coinvolto. Abbiamo incontrato lo scrittore al Festivaletteratura di Mantova.

Intervista a Michel Le Bris (di Cristina Bolzani)

Da dove nasce questo suo interesse per gli esploratori?
Perché sono nato sulla costa, in Bretagna, e ho trascorso tutta la mia infanzia a sognare guardando il mare, l’orizzonte, e chiedendomi cosa ci fosse dall’altra parte. Poi, a casa, avevo pile di una rivista del diciannovesimo secolo dal titolo Tour du monde, giro di del mondo, una rivista sui viaggi con numerose illustrazioni spaventose di esploratori che venivano cucinati nei pentoloni o torturati dai popoli dell’Estremo Oriente o dell’Africa del Sud. E da piccolo dicevo a mia madre: “Anch’io da grande sarò come loro!”. Ho continuato a collezionare i libri degli esploratori, ne avevo migliaia o forse decine di migliaia. Nella vita ne ho anche pubblicati molti, e quando un editore mi ha proposto una grossa somma di denaro per fare questo dizionario non ho esitato un attimo. Avevo a disposizione tutta la mia biblioteca e mezzo secolo di sogni di esplorazioni.

Non so se gli esploratori italiani siano diversi dagli altri esploratori. Sono tutti diversi gli uni dagli altri. Quelli che preferisco sono i più bizzarri. Tutti sognano un luogo diverso da quello in cui si trovano. E’ complicato. Matteo Ricci non ha diffuso il cristianesimo, gli è stato rimproverato di non averlo fatto ed è diventato cinese, nel senso che si è immerso completamente nella cultura cinese, che è stato in grado di diffondere in Europa, così come è riuscito a presentare la cultura europea e in particolare la matematica ai cinesi. Salgari è un tipo di esploratore che adoro, perché ha vissuto migliaia di avventure: i pirati, i cow boy e tutto il resto, ma nella sua immaginazione, senza aver mai viaggiato. Le foto che mostrava accanto a Buffalo Bill erano state scattate nella sua città natale durante una tappa del Wild West Show. Sono diventato molto amico di Hugo Pratt alla fine della sua vita, lui era un habitué dei festival per viaggiatori che organizzo. Anche lui, in un certo senso, era un sognatore da biblioteca, ma tutti gli esploratori sono dei sognatori da biblioteca. Ci sono dei libri molto avvincenti soprattutto quando si è bambini e si leggono le avventure ad esempio del re Salomone, e poi si inizia a sognare l’Africa misteriosa e a volte si può diventare esploratore, altre volte scrittore. Sono due modi diversi di sognare.

Quali sono gli esploratori che preferisce?
Amo tutti i miei esploratori. Questo è un dizionario d’amore perché ho scelto tutti gli esploratori che mi fanno sognare. Sono molti gli esploratori che non mi fanno sognare affatto e che sono molto preoccupati e non si occupano di ciò che accade intorno a loro, che vogliono solo convertire quelli che considerano dei selvaggi e che non si interessano della loro cultura. Amo piuttosto quegli esploratori che amano perdersi nell’ignoto, piuttosto che ridurre l’ignoto a loro stessi.

Mi piace Erik Le Rouge, un vichingo che ha scoperto l’America, un personaggio piuttosto forte che tagliava la testa a tutti coloro che non erano d’accordo con lui e andava presto su tutte le furie, ma ha scoperto comunque l’America. Mi piacciono anche Lewis e Clark, che hanno attraversato l’America senza un solo scontro con gli indiani. Amo anche Ulmann, un inglese, e Aragot, un francese, entrambi ciechi, che hanno compiuto il giro del mondo. Un viaggiatore inglese aveva cercato di impedire ad Ulmann di attraversare la Siberia in inverno. Lui si trovava a Mosca e quest’uomo gli diceva che in Siberia non c’era nulla da vedere, ma Ulmann risponde: “Io sono cieco”. Ha cercato di impedirgli di attraversare la Siberia, ma non ci è riuscito.

Un altro autore che amo è Percy Fawcett, un vero folle che aveva letto il mondo perduto di Conan Doyle e si era messo in testa che quando Atlantide era sprofondata negli abissi, i suoi abitanti erano riusciti ad attraversare l’Atlantico e riemergere in Amazzonia, dove avevano ricostruito Atlantide, proprio nel cuore dell’Amazzonia. Bisogna essere abbastanza folli per credere una cosa del genere. I miei autori preferiti sono veramente numerosi.
(Mary Kingsley, foto Wikipedia)

E le esploratrici?
Ci sono state molte donne, in particolare tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Sono molte le donne inglesi esploratrici, soprattutto alla fine del diciannovesimo secolo, nel periodo vittoriano. Improvvisamente alcune donne hanno lasciato le loro famiglie, i loro mariti, e hanno iniziato a viaggiare per il mondo. Una di loro è Mary Kingsley, che ha ispirato African Queen di Huston, il personaggio di quella ragazza ben vestita che si immerge nell’Africa Nera per studiare gli antropofagi. Tutti credevano che fosse morta, invece è riapparsa dopo qualche anno, un po’ malconcia, ma viva. Molte altre donne come lei hanno scelto di abbandonare il loro ruolo sociale in quel periodo per viaggiare per il mondo. Queste donne si sono rivelate personaggi soprendenti, con un senso dell’umorismo molto più spiccato rispetto agli esploratori uomini. Richard Burton era un esploratore straordinario, ma non credo che si possa dire che avesse un grande senso dell’umorismo. Mery Kingsley, Isabelle Bird, figlia di una buona famiglia che si era innamorata di un cacciatore di grizzly nelle Montagne Rocciose e che stava bene solo in condizioni estreme, durante le tempeste, gli uragani, le valanghe; infatti una volta tornata a casa si ammalò e per guarire dovette ripartire.

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