Breviario proustiano

Marcel Proust secondo PatrizIa Valduga. Pensieri estratti dai sette volumi della Ricerca del tempo perduto, che dell’opera-cattedrale ci riverberano la ricchezza filosofica, quel coté dello scrittore che lo allinea alla grande tradizione dei moralisti francesi – Montaigne, Pascal, Rochefoucauld. Ma c’è qualcosa di peculiare nelle ‘massime’ di Proust; isolate forzosamente dal tessuto della narrazione, premono verso il tutto dell’opera.

Un’operazione piacevole, per chi conosce il romanzo di Proust, perché colleziona perle già note che qui si ritrovano: e per chi non lo conosce, nella speranza che magari inducano alla lettura integrale. Certo, per i lettori del primo tipo, si accende la nostalgia di riportare quelle frasi nello spazio e nel tempo in cui sono nate. (cb)

La nota di Patrizia Valduga

“L’idea di questo libro è di Giovanni Raboni, e risale al 1985, a una conversazione con Luciano De Maria, direttore dei Meridiani e dell’edizione proustiana. Non pensavano certo a me, che a quel tempo mi vantavo ancora di preferire Céline a Proust. Ho riletto la Recherche nella traduzione di Raboni durante i mesi della sua malattia, e l’ho riletta per fare questo libro. Ho violato il testo, qualche volta: ho fatto frasi principali di subordinate, di incisi, di lacerti; ho appiccicato frasi lontane fra loro; ho reso impersonali dei soggetti; non ho fatto distinzioni fra dichiarazioni dell’io narrante e dichiarazioni dei personaggi. E ne chiedo perdono, a Proust, naturalmente, e a Raboni (anche se da lui mi so già perdonata), ma dovevo estrarre quanto più pensiero possibile, non rendere conto dello splendore e della complessità della prosa proustiana. Questa quantità di pensiero, queste ‘verità’ non sono che una parte del senso della Recherche, un ordito spesso contraddetto dalla trama, spesso smentito persino da se stesso: “la vita vera è la letteratura”, per esempio, è tutt’altro che un’abdicazione alla vita, oppure, l’intelligenza, quando si fa “collaboratrice e inserviente” dell’intuito, stabilisce per esempio la sua supremazia. Insomma, qui non c’è che il propellente per intraprendere la lettura della Recherche che, non per estratti, ma tutta quanta intera, è “uno dei grandi avvenimenti dello spirito umano” (Raboni).

 

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