Elogio della depressione

La depressione vista dalle due ottiche sociologica e psichiatrica. E’ un libro originale questo piccolo saggio che affianca le voci autorevoli di Aldo Bonomi e Eugenio Borgna; già dal titolo, che però non stupisce chi legge da anni i testi dello grande psichiatra. (E. Borgna, L’attesa e la speranza – Le intermittenze del cuore)

Nella prima parte Aldo Bonomi spiega “la terra di mezzo tra l’Io e il Noi”. Racconta la fragilità umana contemporanea in quella che Lacan ha definito la cultura dello “slegame”. Le passioni tristi si rafforzano all’interno del processo di sfilacciamento sociale che stiamo vivendo, rafforzato dalla crisi economica e dal declino tutto italiano della funzione di élite della classe borghese, sempre più annacquata dentro un grande ceto medio che si è ‘imborghesito’ solo nei consumi (su questo tema è uscito da poco il saggio di Giuseppe De Rita L’eclissi della borghesia, Laterza).

Nella seconda parte sono descritte le varie forme della depressione: esistenziale, motivata o reattiva (oggi dilagante per varie cause psico-sociali), o la depressione-malattia (la sola con un tratto psicotico). Nel discorso di Borgna si coglie sempre il valore della sofferenza come elemento costitutivo e fortemente conoscitivo dell’esistenza; una ‘porta’ che ci mette il contatto con il senso. Aldilà di ogni stereotipato pregiudizio sul dolore psichico, “nella sofferenza risplende, dolorosa e luminosa, e non sempre riconosciuta nei suoi fulgori e nei suoi adombramenti, la indicibile connotazione della dignità umana”.

Nella terza parte i due autori intessono un dialogo, nel quale si approda alla speranza come via di guarigione. Così Borgna: “Sì, la speranza è quella che si possa giungere a una dilatazione e a una aggregazione delle ragioni del cuore pascaliane: nutrite di interiorità e di vita emozionale, e trainate in particolare da una rinascita, e da una rivalorizzazione, dei significati immanenti a ogni forma di sofferenza psichica, e in particolare di quella depressiva”. In un presente che per la persona che soffre è prosciugato di emozioni, spetta alla cura psicoterapeutica da una parte farle risorgere e saperle ascoltare con empatia, dall’altra dare del dolore una lettura che lo renda sopportabile; anzi, un possibile arricchimento. Da qui l’elogio.

 

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