Il soccombente

L’idea era quella di rintracciare l’esistenza, la propria non meno delle altre. Questa era l’intenzione di Thomas Bernhard alla base della sua autobiografia (Adelphi, 2011). Il soccombente è lui prima dei suoi personaggi. Prima di quello, forse il suo più famoso, che si trova, pianista mediocre, a rivaleggiare nientemeno che con Glenn Gould, piccolo genio poi cresciuto e diventato genio inarrivabile.

Soccombente lo è fin dalla nascita, Thomas Bernhard. Figlio di una ragazza-madre che aveva lasciato l’Austria per sottrarsi allo scandalo, ancora neonato è affidato ai nonni con i quali vive, prima a Vienna, poi a Seekirchen e a Salisburgo, gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. Frequenta il liceo classico, che non conclude. A diciotto anni viene ricoverato in sanatorio, dove comincia a scrivere. La sua polemica sferzante contro le istituzioni e la sua ‘meschina’ Austria ha un germe in questo accidentato periodo giovanile.

Come nel soccombente, in Thomas Bernhard la musica è molto determinante. Mentre in alto parlo, in basso batto sempre il tempo con la punta del piede. Non l’ha mai notato? Naturalmente è impossibile osservare contemporaneamente il piede e la bocca. In me c’è un accordo perfetto, contrappuntistico. Devo farlo perché sono una natura musicale. Quando dico qualcosa batto continuamente il tempo con i piedi. Non lo posso fare solo quando sono in sala operatoria, legato a un tavolo. Ma in queste circostanze non si è nemmeno così loquaci. (…) In verità sono le persone tragiche e infelici a essere musicali. Non per nulla la gente viene sepolta a suon di musica, perché la musica ha evidentemente a che fare con il tragico e con il dolore. – Pare che tutti muoiano con una melodia in testa, l’ho sentito dire una volta, no? Quando tutto è già finito – spirito, persone, ricordo – rimane sempre, rimane pur sempre la musica. (Thomas Bernhard: un incontro, SE Milano 2003)

Nel Soccombente il protagonista Wertheimer ha l’enorme sfortuna di partecipare – con un terzo pianista, voce narrante – a un corso con il Genio. Da qui la variazione ossessiva e claustrofobica sul tema dell’invidia, dell’emulazione, del sentire doloroso il talento altrui e la propria mancanza di talento, la propria sconfitta. La Forza di Gould prevale sulla Debolezza del pianista mediocre, che contempla il proprio fallimento.

La vicenda di Wertheimer è l’iperbole del fallimento umano e può chiudersi solo con il suicidio. E, all’opposto, la figura del Genio può solo svettare su tutti con smodata energia.

Il nostro Glenn Gould era capace di risate irrefrenabili, nessun altro al mondo sapeva ridere in quel modo, pensai, per questo più di chiunque altro andava preso sul serio.

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