Presa nelle maglie e nelle reti


La metafora del lavoro a maglia è pregnante per la professione psicoanalitica dei fili interiori da intrecciare, dipanare o tagliare. Lavorare a maglia è una pratica sublimante e implicitamente autoerotica, e simbolo di stoica attesa, come il telaio per Penelope.

Anna Freud lavora sempre a maglia. Anche durante le sedute analitiche. Anche durante la malattia del padre. “Anna accompagna la malattia di Freud, e controlla l’angoscia che da essa le deriva, lavorando forsennatamente a maglia e all’uncinetto molto spesso per Lou [Andreas-Salomé, ndr], la quale lamenterà scherzosamente di venir continuamente ‘presa nelle maglie e nelle reti’ della più giovane amica” (Bocci, Anna Freud e Andreas Lou Salomé più che sorellanza, p.23). “La maglia, il lavorare a maglia, che costituisce un po’ il filo visibile con cui lei intreccia le sue varie parti interne, le sue diverse età e storie, la segue nel percorso avviato con la scelta psicoanalitica, visto che lavorando a maglia assiste alle riunioni della società freudiana, per cui invitarla a intervenire nella discussione significa sollecitarla a posare almeno per un po’ i ferri”. (L. Bocci, ibid. p. 32).

Il ricordo della nipote Sophie. ” E quando le mandai un libro con modelli a maglia, mi scrisse: ‘Studio i modelli con la stessa brama con cui studierei una nuova pubblicazione psicoanalitica. Ogni nuovo filo e ogni nuovo modello è un’avventura’ “. (Sophie Freud, Le mie tre madri e altre passioni, Bompiani 1990).

Una grande ‘tessitrice’ anche nelle trame relazionali del rapporto con l’Altro, se pure in un contesto di assoluta devozione al padre (che coincide, ed è un caso raro – fa notare Ernest Jones – con la sua imago paterna). Affronta relazioni articolate e intense. Quella di una vita con Dorothy Burlingham, e poi molte amicizie femminili – che qualcuno vuole vedere come sostituti di una madre assente; e quella con la ‘nemica’ Melanie Klein.

Anna Freud è ‘gettata’ nella rete delle relazioni fin da ragazzina, quando il padre le fa assistere le conferenze della Società psicoanalitica. Dall’età di tredici anni ascolta dibattiti su sessualità anale, incesto, masochismo, onanismo. Freud stesso la sottopone all’analisi. Lei gli farà da infermiera. Il loro legame indissolubile e sfaccettato è la prima delle sue relazioni significative. Anna è, per ammissione di Freud-Edipo, la sua Antigone (con tutta la sua pregnanza simbolica, anche di sfida alla legge del Padre).

Questa giovane donna così precocemente avventuratasi nei meandri della psiche – e che a 29 anni dice: La mia vecchia tata è la più autentica e antica relazione della mia infanzia -, da quali traumi è ossessionata? Da quello di essere la figlia prediletta del padre della psicoanalisi? Certo il titolo della conferenza con cui esordisce alla Società psicoanalitica, Fantasie di percosse e sogno ad occhi aperti, con il suo contenuto edipico insito nella fantasia masturbatoria infantile dell’essere picchiati, fa pensare a un percorso evolutivo accidentato e originalissimo.

Della biografia di Anna Freud qui si vuole cogliere l’aspetto delle relazioni interpersonali, la loro ricchezza, gli snodi e le sovrapposizioni tra vita privata e pratica psicoanalitica nella sua fase germinale; intrico di affetti, relazioni professionali, sentimenti, teorie, nell’agorà disegnata una volta per tutte dall’autorevolezza paterna. Anna Freud emerge, come la psicoanalisi di quegli anni, dal caos relazionale. Basti ricordare questa catena (e infrazione deontologica peraltro diffusissima agli albori della psicoanalisi): Freud psicoanalizza la figlia, che psicoanalizza i figli (a un certo punto orfani di padre, morto suicida) di quella che sarà la sua compagna. Melanie Klein farà lo stesso con il figlio Eric.

Anche i più elementari dati biografici sembrano predestinarla all’analisi. Annerl, questo il soprannome familiare, nasce nello stesso anno in cui esce Studi sull’isteria (1895), la cui protagonista, Bertha Pappenheim, è rinominata Anna O. In comune hanno il sognare ‘ad occhi aperti’ , il disinteresse per il sesso e la filantropia.

Fosse stata maschio si sarebbe chiamata Wilhelm, come quel Fliess amico del padre, il mediocre otorinolaringoiatra per il quale Freud riconoscerà, nel trasporto della sua amicizia, un latente elemento omosessuale. Sesta e ultima figlia di Freud, Anna non si sente desiderata. Dirà che se i genitori avessero conosciuto degli efficaci contraccettivi, lei non sarebbe nata“. La bambina non è allattata dalla madre (provata in modo particolare da questa maternità, Martha Bernays non ne è in grado o non desidera farlo) e non viene nemmeno assunta una balia. Dal quinto giorno della sua vita Anna Freud è nutrita con il latte intero Gärtner.

Parte da questo sentimento depresso sulla sua nascita per affrontare poi il difficile rapporto con un padre reale/ideale che la opprime e però la stimola sulla strada che le porterà un gratificante riconoscimento da psicoanalista dell’infanzia, fondatrice a sua volta di una psicoanalisi; un padre che la allontana da altri uomini e la incoraggia alle amicizie femminili. Intellettuali e/o psicoanaliste, – “quelle bellissime donne narcisiste sulle quali Freud sembrava esercitare un fascino particolare”, (P. Roazen, Freud e i suoi seguaci, Einaudi). In particolare si racconta dell’amicizia affettuosa che la lega all’affascinante Lou Andreas-Salomé, amica intima di Nietzsche e Rilke. Tra loro ci sarà un ricco carteggio. Ma si parla anche di Marie Bonaparte, Eva Rosenfeld, Marianne Kris. Fino all’incontro di Anna Freud con la discendente della famiglia Tiffany.

La lunga e costruttiva relazione con Dorothy Burlingham (sulla cui biografia poco nota ci si soffermerà) è l’approdo per Anna Freud a una vita affettiva ‘tutta per sé’, incoraggiata con decisione dal padre, che favorisce la vicinanza tra la sua famiglia e la coppia.

Lo spazio dedicato a Anna Freud, nel Freud Museum di Londra, è dominato da un telaio, ed è quello di Dorothy Burlingham.

Cristina Bolzani – Essere Anna Freud #1
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