L’arte del sacrificio

L’eroica teoria della perdita (strategica) sulla scacchiera è illustrata in un classico quasi introvabile (l’inizio nella versione inglese). Scrive del suo autore il campione Garry Kasparov: L’austriaco Rudolf Spielmann costituì un tuffo nel passato romantico degli scacchi. Era chiamato “l’ultimo cavaliere del Gambetto di re” per la sua devozione a quella romanticissima apertura di un’era di selvaggi sacrifici ormai lontana. Spielmann era un bravissimo attaccante il cui maggiore successo si registro tra le due guerre mondiali e nei suoi giorni migliori poteva battere chiunque al mondo (ma solo nei suoi giorni migliori). Spielmann distingue tra  pseudo-sacrifici e sacrifici reali. Nei primi  la rinuncia di pezzi è solo apparente, infatti è calcolabile la loro riconquista con guadagno o addirittura con il matto. Nei secondi, invece, il giocatore cede dei pezzi senza poter calcolare le conseguenze con precisione: I suoi risultati – scrive Spielmann – sono, come si suol dire, ‘nelle mani degli Dei’, e possono essere previsti solo intuitivamente. E poi chiosa: Sulla scacchiera, come nella vita, la potenza del sacrificio si rivela irresistibile, perché tocca la natura stessa dell’uomo e quindi del giocatore. Una mossa molto metaforica (nella quale era bravo anche Capablanca).

“Scusa la mia ignoranza” disse. “Ma che cos’è il sacrificio negli scacchi?”
“È l’offerta di pezzi all’avversario.”
Salutati continava a sfogliare le pagine.
“Il sacrificio era molto diffuso all’epoca romantica degli scacchi” aggiunse il professore, mettendoglisi a lato per guardare anche lui il libro. “Oggi molto meno.”
“Perché?”
“Perché oggi la teoria è molto sviluppata e sono previsti anche i vari tipi di sacrificio. Perciò è un suicidio offrire pezzi al nemico. Di solito ne approfitta e vince.”
“Già.”
(G. Pontiggia, Il giocatore invisibile)

Sono arrivato alla conclusione personale che mentre non tutti gli artisti sono giocatori di scacchi, tutti i giocatori di scacchi sono artisti. (…) C’è un fine mentale implicito quando si guarda l’ordine dei pezzi sulla scacchiera.La trasformazione dell’aspetto visivo in materia grigia è una cosa che avviene sempre negli scacchi e che dovrebbe avvenire nell’arte. (Marcel Duchamp)

Marcel Duchamp – La passione per gli scacchi (G. Ferlito,Scribd)

Perché gli scacchi non sono semplicemente un gioco. Sono guerra, teatro e morte. Cioè, tutt’intera, la vita. (Gesualdo Bufalino, Shah mat, l’ultima partita di Capablanca)

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