Anna e Ernest

C’è un episodio della vita di Anna Freud che è stato impugnato a dimostrazione di come il padre sia stato castrante nei confronti della figlia. Il modo in cui Freud ha allontanato Anna dal suo primo corteggiatore, Ernest Jones – ben più grande di lei, fondatore della Società psicoanalitica britannica nonché futuro biografo di Sigmund – è descritto nel libro di Michel Onfray con forte intento denigratorio.

(nella foto accanto, Anna Freud e Ernest Jones in fondo a sinistra) 
Freud si comporta in effetti con lei come un padre geloso, possessivo, tirannico. Quando, a diciannove anni, progetta di andare a Londra presso Ernest Jones, il futuro agiografo dell’eroe, Freud moltiplica i consigli castratori. Informa Jones: fuori discussione un idillio con la figlia alla quale prescrive di mantenere rigorosamente la relazione in un ambito di uguaglianza e di amicizia. Mentre lei non ha affrontato la questione affettiva o sessuale, lui la mette in guardia: deve conoscere più e meglio le cose della vita prima di pensare a un legame amoroso. Freud indica una data: non prima di cinque anni – in altre parole non prima dei ventiquattro anni. Nelle lettere preparatorie di questo soggiorno, Sigmund Freud parla a Ernest Jones della sua «unica figlia». Ricordiamo comunque che a quella data, nel 1914, Mathilde ha ventisette anni e Sophie ventuno.

Rivolgendosi ad Anna, il padre batte sullo stesso tasto: Jones ha trentacinque anni, è un signore che ha il doppio dei suoi anni e al quale occorre una moglie di età adeguata, più esperta della vita. E poi aggiunge che, di famiglia modesta, Jones ne è uscito, «si è fatto da sé» (sic), e perciò «manca di tatto e di delicatezza». A Jones scrive a proposito di Anna: «Non si aspetta di essere trattata come una donna, in quanto è ancora lontana dal provare desideri sessuali, e tende piuttosto a rifiutare gli uomini [sic]». Al che il corrispondente inglese, futuro autore di Teoria e pratica della psicoanalisi, risponde con un elogio di Anna seguito da questa frase premonitoria: «Diventerà sicuramente una donna notevole, purché la rimozione sessuale non la danneggi» (1914).

Nella ricostruzione Onfray sottovaluta (programmaticamente) che la differenza d’età potesse ragionevolmente suggerire una sana reazione di questo tipo in un padre. Quello su cui non esagera è che Freud era in effetti possessivo e geloso della figlia, e lo sarà sempre di più, come un padre infermo della sua preziosa (utile) Antigone. Quando scopre che la figlia è stata accolta in modo caloroso da Jones al suo arrivo a Londra, le scrive questa lettera dall’effetto a tratti comico:

Apprendo da fonti privilegiate che il dr. Jones ha serie intenzioni di farti la corte. E’ la prima volta nella tua giovane vita, e non ho intenzione di privarti della libertà di cui le tue due sorelle hanno goduto. Ma si dà il caso che, in confronto a loro, tu abbia avuto con noi rapporti di maggiore confidenza, e mi conforto con la speranza che per te sarà più difficile fare una scelta riguardante la tua vita senza innanzitutto assicurarti di avere il nostro (in questo caso il mio) consenso.

Peraltro l’ambivalenza verso la figlia rimarrà una costante. Scrive nove anni dopo, nel maggio 1925Temo che la sua genialità repressa possa un giorno giocarle un brutto scherzo. Non riesco a liberarla da me, e nessuno mi sta aiutando.

Freud era dipendente da Anna come – lui stesso suggerisce l’analogia – dai suoi amati sigari. Simona Argentieri commenta così l’analogia. Un legame di dipendenza, dunque, fisico, categorico e regressivo, che ha ben poco di quel carattere ‘edipico’ e sessuale che egli ha così proficuamente analizzato nel rapporto tra genitori e figli; che si muove non nell’area dei rapporti oggettuali e del riconoscimento dell’altro, ma in quella dei bisogni primari. Un ‘vizio’, una amata abitudine, ma soprattutto una necessità assoluta, che prevede un totale controllo. Per di più – non a caso – questa dipendenza che prende a paragone i sigari, si muove a un livello orale; proprio – viene da pensare – in quella zona della bocca nella quale si svilupperà poi il cancro che lo condurrà dolorosamente alla morte. Anche in quel momento estremo, come sappiamo, sarà Anna a curarlo e a stargli fisicamente accanto.

Essere Anna Freud#1 – Presa nelle maglie e nelle reti

 Essere Anna Freud#2 – Anna-Antigone, Sigmund Edipo

Cristina Bolzani – Essere Anna Freud #3
© COPYRIGHT ALL RIGHTS RESERVED

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...