James Sveck

La voce narrante è quella del diciottenne James, a New York. Ricorda il giovane Holden, ma è più eccentrico e “disturbato”, e solo. Lavora nella galleria d’arte di una madre post adolescente. Il padre sta per sottoporsi a un “intervento cosmetico mirato”; è molto ansioso di mostrarsi gay friendly, con uno zelo grottesco che porta James a dire: “Papà, se sei omofobico non voglio che cambi per me”. La sorella ha una storia con un teorico del linguaggio di nome Rainer Maria Schulz. La  nonna è per lui la persona più importante. Dal 24 febbraio vedremo la versione cinematografica (di Roberto Faenza) del romanzo di Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile

“No,” le ho risposto “hai ragione. E’ vero”. “E’ vero cosa?” ha chiesto. “Che sono disturbato”. Pensavo al significato di questa parola, a che cosa volesse dire veramente, come quando si disturba la quiete o la televisione è disturbata. O quando ci si sente disturbati da un libro o da un film o dalla foresta vergine che brucia o dalle calotte polari che si ritirano. O dalla guerra in Iraq. Era uno di quei momenti in cui ti sembra di non aver mai sentito una certa parola e non riesci a credere che abbia proprio quel significato, e cominci a riflettere su come ci si è arrivati. E’ come il rintocco di una campana, cristallino e puro, disturbato disturbato disturbato, sentivo il suono vero della parola, così ho detto, come se me ne fossi appena accorto: “Sono disturbato”.

                                                                                                        

 

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