Emozioni intelligenti

Il saggio più famoso di Martha C. Nussbaum – studiosa di filosofia greca e romana, filosofia politica ed etica – probabilmente è Disgusto e umanità. Qui individua in una forma di disgusto viscerale – legittimato dalla legge vigente – il fondamento  della discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, e ribadisce l’importanza etica di una politica dell’umanità che, al contrario, sia basata su rispetto dell’altro e empatia. Peraltro il concetto di disgusto era stato affrontato anche nel saggio precedente, Nascondere l’umanità, come elemento determinante in senso deteriore di  altre questioni sociali.

Ma prima di dedicarsi a temi etici di rilevanza contemporanea, e in particolare alle emozioni primarie di disgusto e vergogna come ostacoli all’affermazione di un’etica dell’umanità, Nussbaum scrisse forse il saggio più innovativo, dedicato al più ampio spettro emotivo, L’intelligenza delle emozioni  (Upheavals of Thought. The Intelligence of Emotion, cioè “gli sconvolgimenti del pensiero”).

Qui le emozioni non sono intese come un elemento viscerale e impuro che opacizza la  conoscenza e l’etica e di cui il pensiero ragionevole deve liberarsi, ma anzi pervadono il pensiero al punto che lo determinano. Dunque le emozioni sono centrali nella vita individuale e sociale. Nussbaum nella prima parte analizza l’emozione del dolore e del lutto; nella seconda parte le emozioni sulla scena pubblica e nella politica; nella terza, l’amore nelle versioni platonica, cristiana e romantica, con richiami a Dante, Proust, Whitman, Joyce. La parte finale del saggio analizza di Mahler la Seconda sinfonia Resurrezione, in particolare il quinto movimento, con il testo di Klopstock riscritto e integrato dal compositore. Conclude Nussbaum:

“La Brontë esprimeva pessimismo a proposito della vittoria dell’amore sull’odio, suggerendo che la vergogna verso la nostra nudità, incoraggiata da secoli di dottrina cristiana, continuerà a produrre misoginia e odio, costringendo coloro che sanno amare ed essere amati a vivere fuori dal mondo. Mahler, almeno in questo caso, è ottimista. Non propone esattamente una soluzione terapeutica al problema della Brontë. Si limita a rendere palese l’idea che possiamo semplicemente vincere la vergogna primaria, e mostrarci proprio come siamo, senza disgusto e senza invidia.  E suggerisce che la felicità e la sensualità della musica – invece di essere, come in Schopenhauer, un meccanismo di fuga dal legame con il corpo e la sessualità – sono in realtà meccanismi di accettazione e gioia, e che seguire i movimenti di questa musica è un modo di accettare l’amore”.

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Vittorio Lingiardi parla di Disgusto e umanità

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