Happy birthday Mr. Rossini

La vita di Gioachino Rossini si presta in modo particolare a essere scritta e riscritta, perché ha molti misteri e una qualità ‘moderna’ del tutto peculiare. Come sottolineava una rossiniana doc come Franca Valeri durante la presentazione del libro, almeno in due aspetti si evidenzia la sua modernità. Nel rapporto speciale con la madre, con la quale, da bambino prodigio, si esibiva in duetti, composti a volte da lui. Nonostante i due matrimoni – con la cantante Isabella Colbran e con Olympe Pélissier – e le molte amanti, il legame con Anna Guidarini resterà fondamentale.

E una evidente modernità si manifesta nella sua malattia nervosa, in quella inquietudine – peraltro nascosta, sottolinea la Servadio, con molta ‘educazione’ – tanto più inspiegabile perché in contrasto con i successi raccolti in Italia e in prestigiose città europee, oltre che in stridente contraddizione con il carattere euforizzante della sua musica.

Rossini soffre di depressione, di attacchi di panico, d’insonnia, di accidia. E contrae una una grave malattia venerea destinata a peggiorare il suo malessere psichico. Incontrandolo a Terracina, giovane, Stendhal resta affascinato da quel poveruomo di genio, pur sembrandogli cupo e infelice. Tutto questo anche se la grandezza del suo lavoro fu riconosciuta in vita. L’autrice fa risalire l’inizio dei suoi attacchi di panico alla sfortunata prima romana (il 20 febbraio 1816 al teatro Argentina) del Barbiere di Siviglia, sfociata in una sorta di rissa voluta dai sostenitori di Paisiello. L’opera sarà poi osannata come un capolavoro. Tanto che Beethoven, a cui fa una commovente visita, gli rivolge la famosa raccomandazione di ‘scrivere molti Barbieri’.

Nata anche dalla lettura di un epistolario inedito, questa biografia è di lettura scorrevole e ricca di dettagli. Inserisce la storia del compositore nella complessa Storia del periodo. Ma soprattutto, riesce a suscitare interesse e curiosità attorno a Rossini. E alla sua inesauribile opera.

Com’era possibile, si chiedeva, che il mondo apprezzasse la musica di Beethoven, che veniva suonata in scenari così lussuosi, mentre ignorava l’uomo che l’aveva composta e che viveva nello squallore più totale? Il suo resoconto (di Rossini, n.d.r.) continuava:

…consideravo tristemente che nello stesso momento il grand’uomo terminava, nell’isolamento di quella stamberga ove viveva, qualche opera di alta ispirazione destinata, come le altre, ad iniziare a bellezze d’ordine sublime quella stessa brillante aristocrazia dalla quale era escluso e che, presa dalle proprie gioie, non si preoccupava della miseria di chi gliela procurava. (Rossini, Flaccovio editore, 2004)

Rossini Opera Festival 

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