La Valse

Non stupisce che l’avvicente  ‘poema coreografico’ di Ravel, così attraversato da tensione drammatica, da lui definita  «turbinio fantastico e fatale», possa ispirare dei versi. L’autrice non è molto nota ma è stata apprezzata da nomi importanti (Cesare Garboli, Attilio Bertolucci), e pubblicata in riviste come La Fiera Letteraria, Nuovi Argomenti, Paragone, Linea d’Ombra.

Il distacco di Marina Mariani – si legge in questa recensioneparte sempre da una passione. La sua è una poesia filosofica e riflessiva, che tende ad approfondire. Che butta a gambe all’aria la realtà, che tende a scavare, a guardare anche dentro se stessa, a méttere in rilievo gli aspetti assurdi della realtà. È una poesia che ha sempre una cifra etica. È come se la Mariani, in un mondo di menzogne, cercasse continuamente la verità, una verità nascosta, che si mimetizza in mille modi, e che è difficilissimo trovare. A volte questo frugare nell’assurdo, questo demistificare l’assurdo, può giungere fino al delirio. Non a caso Giulio Cattaneo ha definito la poesia di Marina Mariani «legata alla realtà, ma dagli esiti visionari e metafisici».

Proponiamo la poesia che Marina Mariani ha scritto sulla scia della Valse di Ravel.

(Qui la sua lettura)

 [youtube_sc url=http://youtu.be/TK6gGWMnTZI]

La Valse

Tu
mia immagine,
mio ritmo,
mai come in uno specchio
– nitida, ferma, coi colori
giusti mi sei apparsa
mai.
Piuttosto sull’increspata
onda del lago,
che pure quando è fermo
lo sai, che se la burrasca
lo muove, sarà fatale.
E mai, se t’ho chiamato,
mio ritmo, sei arrivato
subito, come un amico fidato.
T’ho aspettato,
t’aspetto: ed ogni volta,
mia immagine, ti vedo
formarti dall’indistinto,
ti avverto,
mio ritmo, diventare suono
dal silenzio minaccioso,
gravido, che come il lago
non sai se sarà calma
o burrasca.
Poi, finalmente, nasci: e mi stai vicino,
mi accompagni nella mia città,
così grandiosa, la città in cui vivo
che devo stare attenta a non montarmi
la testa…Ci pensa lei,
mi mostra sempre l’inizio,
anche se vado per compere
o a teatro.
Lei ridendo esibisce le rovine,
l’inizio e anche la fine,
sempre davanti agli occhi:
perché in questa città
il giornale, l’attualità,
non dico che non c’è,
ma sta in secondo piano.
E allora,
mio ritmo, m’accompagni
sempre con la costante
dissonanza: la presenza
del doloroso inizio,
della fine improvvisa,
imprevedibile. Dunque non posso
abbandonarmi al festoso
motivo regolare
per poter arrivare
insieme, insieme agli altri
che hanno comprato come me il biglietto,
a battere le mani,
insieme agli altri, guidata
dal Direttore illustre
dell’Orchestra gloriosa.
L’uomo cambia, ma il rito resta uguale,
quello che conta è IL RITO.
(non per me,
mia immagine,
mio ritmo.)

Marina Mariani legge le sue poesie

Marina Mariani, La conversazione, Edizioni Quasar

Presentazione di In campo lungo (Quasar)

 [youtube_sc url=http://youtu.be/BS0i9aCGclc]

1 Comment

  1. “mio ritmo, m’accompagni sempre con la […] presenza del doloroso inizio,
    della fine improvvisa, imprevedibile.
    L’uomo cambia, ma il rito resta uguale,
    quello che conta è IL RITO”.
    Si…

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