Aimez-vous Brahms?

Il triangolo in cui la quasi quarantenne Paule si trova coinvolta – tra il compagno coetaneo, fedifrago che la rende insoddisfatta, e un giovane, bell’uomo che si innamora di lei e dopo un serrato corteggiamento la conquista (ma per poco) – oggi forse si risolverebbe a favore del toyboy. Ma quando Françoise Sagan scrisse il romanzo, alla fine degli anni Cinquanta, era già azzardato far vedere una donna di quell’età finire a letto con un venticinquenne senza sfiorare il ridicolo.

Nel film con Ingrid Bergman, Yves Montand e Antony Perkins il Poco allegretto della Terza sinfonia di Brahms (adattato in una versione kitsch, vedi sotto) aggiunge al dramma amoroso un coté fatale. La domanda Le piace Brahms? che Simon rivolge a Paule risuona dell’atmosfera raffinata che caratterizza i romanzi di Françoise Sagan. Anche questa sua trama assomiglia a una piccola, spontanea e però perfettamente cesellata musica da camera psicologica, dall’equilibrio incerto, nella quale Paule coglie sia l’ambivalenza dei due uomini che competono per lei – il compagno che recita un sentimento mentre la tradisce, il giovane che inscena in modo patetico il suo amore per lei ma non resiste alle sue debolezze di alcol e disaffezione al lavoro. Alla fine Paule sceglie la dinamica che le è più familiare, più rassicurante, che la mette al riparo da un ruolo edipico per lei insostenibile. Resta accanto a Roger, traditore e distratto, la classica simpatica canaglia.

Perché in fondo la scelta deve fare i conti anche con la sua, di ambivalenza, e non a caso l’incipit del romanzo mette al centro la sua identità, e il tema ‘proustiano’ del romanzo, l’intuizione che “era il tempo ad ammazzare lei”.

Paule si studiava il viso nello specchio e passava in rassegna, uno per uno, i difetti che si erano accumulati in trentanove anni, non con quell’apprensione e quell’acrimonia che una donna ha di solito in questi casi, ma in maniera tranquilla, sì e no interessata. Come se la pelle tiepida, che a volte tirava con due dita per sottolineare una ruga, per dar risalto a un’ombra, fosse quella di un’altra persona, di un’altra Paule intensamente preoccupata della propria bellezza, e che stesse passando con difficoltà dallo stato di donna giovane a quello di donna ancora giovane: una Paule che lei faceva fatica a riconoscere. Si era messa davanti allo specchio per ammazzare il tempo e — l’idea la fece sorridere — scopriva che era il tempo ad ammazzare lei, pian piano, devastando un viso che pure era stato amato.

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