Il nudo ritrovato

Un quadro di Tamara de Lempicka (1898-1980), dato per perso già dagli anni Venti sarà offerto per la prima volta da Sotheby’s a New York il 2 maggio. Il quadro Nu adossé I è stimato tra 3 e 5 milioni di dollari.

 (a sinistra, il quadro ritrovato, AP Photo/Sotheby’s)

Nel suo immaginario pittorico ricorrono spesso i nudi femminili, ma reinterpretati in una chiave originalmente espressiva. Nudi che «a differenza delle molte beautés stilizzate di quel tempo, figurano sovente incalzati sino alla capitolazione del ritegno e quali oggetti di commedie e drammaturgie del pudore (…) I criteri selettivi delle anatomie risultano essere per la Lempicka la floridezza e la salubrità, abbinate ad abulia intellettuale. (…) In contrapposto a questo serraglio di adorabili sprovvedute, s’impone la serie delle dinamiche, alcune ambigue, altre spavalde».

Attraverso di loro l’artista icona dell’Art Déco racconta un certo mondo stravagante degli anni Venti e Trenta, per cui ci si trova davanti una «sorta di cartellonistica haute bourgeoise e, a sprazzi, aristocratica, fra le due guerre, a una figurazione non indifferente ai suggerimenti della pubblicità per squisitezze e vanità dell’epoca».

Anche la sua vita come l’arte mantiene un tono di irrequietezza. Dopo aver sposato Tadeus Lempicki a San Pietroburgo, con il quale ha la figlia Kizette, in seguito si unisce in matrimonio con il barone ungherese Raoul Kuffner. Segue una sequenza di altri ammiratori, come Vittorio Foschini, incantato dalle sue mani e dal loro «lento gesticolare»; mani che sembrava che «accarezzassero sempre».

C’è il romantico idillio con la modella preferita Rafaela, di cui parla il romanzo di Ellis Avery, Last nude. “L’artista incontrò la modella durante una passeggiata in un parco a Parigi nel 1927, [e] la portò in studio. Questa ragazza diventò la sua modella e amante, insieme crearono sei tele nei mesi che seguirono. La cosa  incredibilmente toccante è stata che l’ultimo quadro su cui stava lavorando quando morì nel 1980 era una copia dello stesso La bella Rafaela, 1927. Dunque 53 anni dopo aveva ancora in mente questa ragazza.”

Ma la perla biografica ha per protagonista D’Annunzio. Nel 1927 andò a trovarlo al Vittoriale per farne un ritratto (mai eseguito); nei dieci giorni di soggiorno l’allora ventottenne artista fu piuttosto impegnata a respingere la corte assidua del Vate, letteralmente incantato dalla «donna d’oro». D’Annunzio usò tutte le sue arti per sedurla, arrivando al punto di visitarla nella sua stanza dopo averle scritto un biglietto tassativo: «Vogliate o non vogliate, sarò questa notte da voi». Fu inesorabilmente respinto. «Vecchio nano in uniforme», lo apostrofò lei. E poi fuggì con il primo treno. (tratto da Tamara de Lempicka). 

 

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