Difese

E’ l’analisi delle difese il contributo originale di Anna Freud alla teoria psicoanalitica. In questo i suoi studi manifestano un’originalità indirizzandosi alle dinamiche dell’Io e non dell’Es. Ma bisogna ricordarsi – dirà Anna Freud nelle Conversazioni con Joseph Sandler – che quelli erano anni in cui l’introduzione dell’Io come tale nella discussione psicoanalitica o in letteratura era sospetta alla maggior parte degli analisti. (…) Ci fu una forte e diffusa ostilità verso qualsiasi tentativo di trattare dell’Io e dell’attività dell’Io come tale, non negli scritti di mio padre, ma nella mente degli altri analisti. Nel 1936 esce Das Ich und die Abwehrmechanismen , L’Io e i meccanismi di difesa. Due sono gli esempi di difesa in questo saggio: l’identificazione con l’aggressore e una forma di altruismo. Così l’autrice spiega a Sandler l’identificazione con l’aggressore.

Joseph Sandler:
(…) quando parla del ragazzo che nella sua mimica riproduceva l’espressione irata del maestro mentre parlava, lei dice che il ragazzo si identificava con l’ira del maestro, sebbene non sapesse che lo stava imitando. Lei poi dice: “Il fare smorfie serve dunque in questo caso all’assimilazione o identificazione con l’oggetto temuto del mondo esterno”. Vorrei chiederle di spiegare che cosa intendeva con la parola “assimilazione”.

Anna Freud:
La parola tedesca è Angleichung. Il bambino diviene come il maestro. “Assimilazione con” è una traduzione piuttosto approssimativa. ma, sa, l’esempio migliore che ho di questo processo allora non l’avevo. E’ venuto più tardi alle Hampstead Nurseries, da quella bambina che aveva un fratellino che aveva tanta paura dei cani e gli ha detto: “Tu fai il cagnolino e i cani non ti morderanno”. E’ l’espressione perfetta di questo processo.

Joseph Sandler:
E’ molto simile al suo esempio della bambina che dice al fratellino che non deve avere paura nell’anticamera: basta che faccia finta di essere il fantasma che potrebbe incontrare. Ma il bambino sta capovolgendo la situazione, sta rovesciando i ruoli, o si assimila soltanto, in un certo senso, al fantasma? In altre parole, sta forse dicendo: “Se faccio anch’io parte della classe dei fantasmi non sarò assalito?”

Anna Freud:
Lei conosce quel passo del Libro della giungla di Kipling che descrive come si insegna a Mowgli quel grido protettivo – si potrebbe dire difensivo – per andare nella giungla: ogniqualvolta incontra un animale pericoloso basta che gridi: “Siamo dello stesso sangue, tu e io”, e non succede niente. Quella è l’assimilazione con l’aggressore, o la migliore approssimazione a diventare aggressore, o a diventare come l’aggressore.

Joseph Sandler:
E’ esattamente ciò che lei ha descritto come identificazione con l’aggressore. Ma sembra molto diverso, qualitativamente, dal caso del bambino che ha paura del dentista e poi gioca a fare il dentista col fratellino.

Anna Freud:
Questo è volgere il passivo in attivo. Quel che ho descritto è più vicino all’identificazione. Ma sono molto simili. Sa, dal dentista non servirebbe a niente fingere di essere il dentista. Mentre col cane e con gli animali selvaggi serve subito, al momento.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sindrome di Stoccolma – Il portiere di notte

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Essere Anna Freud#1 – Presa nelle maglie e nelle reti 

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