Aspettando la dettatura dell’inconscio

Il video dell’intervista a Peter Cameron

Lei ha detto che tutti i suoi libri sono influenzati dall’inconscio, e che è influenzato più da quello che legge che da quello che vive.  Da dove nasce la protagonista del suo ultimo romanzo, Coral?
In realtà Coral Glynn viene un po’ da entrambe le cose. Nel senso che sicuramente è un personaggio che mi sento molto vicino , quindi credo in fondo di averle dato molto di me stesso. Al tempo stesso, poiché questo romanzo è ambientato stranamente nell’Inghilterra degli anni Ciquanta-Sessanta, e non c’è un’ambientazione contemporanea, credo di essere stato influenzato nella sua concezione dalla gran quantità di libri che ho letto da scrittrici inglesi degli anni Quaranta e Cinquanta. Ne ho letto veramente un’enormità, e quindi questo libro combina un po’ entrambe le aspirazioni: la lettura e la mia esperienza personale, la vita.

Coral è vulnerabile, sradicata. E’ oggetto dell’aggressività altrui e fa fatica a capire cosa vuole davvero. Ricorda James Sveck, il protagonista del suo romanzo Un giorno questo dolore ti sarà utile. Cosa l’affascina di questi personaggi che sembrano fluttuare su quello che vivono, e che hanno blocchi interiori?
I miei libri perlopiù non sono molto basati sulla trama, sull’azione. Questo non è il dato centrale. A me come scrittore interessa molto di più ciò che succede dentro i personaggi che non nel mondo attorno a loro, e quindi sono molto più attratto da quelle persone e da quei personaggi che hanno una vita in fermento, una vita instabile, difficicile, che si sentono a disagio cnel proprio corpo , così come spesso anche nel mondo. Quindi lei ha perfettamente ragione nel dire che Coral in fondo ricorda un po’ Jack. Entrambi non sono affatto certi di quale sia il loro posto nel mondo, e sono personaggi miei proprio perché a me piace scrivere di persone che cercano e lottano per trovare una propria collocazione. Cercano di capire che cosa ci stanno a fare nel mondo.

Nei suoi romanzi spiccano i dialoghi, per brillantezza e humour, tipici della letteratura inglese, penso a Muriel Spark per esempio. Come arriva a definire la voce dei suoi personaggi?
Sono stato influenzato , nello scrivere quedto mio ultimo libro, Coral Glynn, dalla gran messe di letteratura britannica, soprattutto femminile, degli anni Quaranta e Cinquanta. Elizabeth Bowen, per esempio, è una scrittrice della quale ho un po’ addirittura fatto mia la visione del mondo; questo si sente molto in Coral Glynn. C’è un’altra scrittrice, è un caso di omonimia: si chiama Elizabeth Taylor – ma non c’entra con l’attrice – che ha scritto moltissimi romanzi che io ho trovato ottimi, che indagano il tema dei rapporti interpersonali. E poi, la notissima Barbara Pym…

Lei parla dell’umorismo. L’umorismo è importante in ogni caso, e a maggior ragione per uno scrittore come me che affronta il tema di persone che vivono una vita di difficoltà , spesso depresse, o quantomeno tristi. Se vuoi attirare il lettore a leggere le vicende di queste persone occorre inserire una nota di umorismo, e questo a me è venuto particolarmente facile inserendolo proprio a livello dei dialoghi.
L’altro motivo è molto semplice. Il dialogo ha un peso così importante nella mia narrativa perché adoro scrivere dialoghi, è proprio un divertimento per me.

Nel suo ultimo romanzo la protagonista per la prima volta è una donna. E c’è un uomo, Clement , che si ritrova conteso sentimentalmente tra una donna, Coral, e un altro uomo, Robin. Lei ha detto che non pensa più in termini di genere , maschile e femminile, ma di persone. Ci può spiegare meglio?
E’ una domanda alla quale è difficile per me dare risposte, perché dietro questa domanda perfettamente legittima ci sento qualche cosa di politico. Il punto è che non riesco a pensare o a parlare dei miei libri attraverso una lente politica. Né ho grandi pronunciamenti o dichiarazioni di fare sulla società. I miei libri riguardano specifici personaggi e individui quindi, e non le grandi tematiche di quella che può essere l’attualità politica e sociale. Come scrittore devo tener conto di tutti i fattori, e non soltanto del genere che distinque un individuo da un altro. Mentre noto che nella società si dà molto peso al fattore di genere.

Cerco nei miei libri di rispecchiare un mondo così come lo vedo nella mia esperienza , e vedo che il genere per la mia esperienza non è che una delle tante distinzioni che esistono tra le persone. Ma da scrittore mi trovo spesso a identificarmi di più con un personaggio femminile piuttosto che con uno maschile, o con un personaggio molto più anziano di me o molto più giovane. Dunque i fattori da tenere in conto sono tanti. Non ci si può limitare al solo genere.

A cosa sta lavorando adesso?
Non ho ancora cominciato a a scrivere un nuovo libro . Qualche idea ce l’ho e ci sto pensando. Ultimamente poi ho scritto un lavoro teatrale, perché ho sempre amato moltissimo scrivere per il teatro. Due pièce che ho scritto sono lì ma non hanno ancora trovato la via del palcoscenico. E uno dei motivi per cui mi piace scrivere per il teatro è il mio amore per il dialogo. Credo che scrivere dialoghi per uno scrittore come me sia una sfida ma anche una cosa molto gratificante.
Per il nuovo libro qualche idea ce l’ho, però siccome gran parte di quello che scrivo è dettata dall’inconscio, sto semplicemente aspettando che mi parli.

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