Il mio tempo verrà

ALMA MAHLER – Il valore etico della musica di Mahler

Figlia del pittore Emil Jakob Schindler (1842-1892), massimo paesaggista della monarchia asburgica, Alma visse l’arte come suo elemento naturale e come ragione stessa della propria esistenza. Capace pianista e compositrice, oltre che autrice di diari affascinanti, di un’autobiografia e del fondamentale Gustav Mahler. Ricordi e Lettere, pubblicato ad Amsterdam nel 1940, fu la femme fatale per eccellenza della Vienna fin de siècle, cresciuta nel clima di un estetismo esacerbato e sospinta costantemente da una spiccata sapienza erotica, da un’intelligenza stimolante e da un’estrema curiosità intellettuale. Qualcuno ha voluto vedere nella precoce perdita del padre il motore edipico della sua attrazione verso gli artisti. Per lei l’opera d’arte rappresentava un tributo vincolante e una prova d’amore da parte dei suoi illustri compagni, ed è in tal senso che s’incoronò come la Grande Musa d’inizio Novecento. Visse sempre di luce riflessa, da spettatrice privilegiata dell’unico, centripeto motivo d’interesse che esaltava la sua passionalità: il talento.Ancora giovanissima venne corteggiata da Gustav Klimt e da Alexander von Zemlinsky. Nel 1902 sposò Gustav Mahler, più vecchio di lei di diciannove anni, e all’epoca celebre direttore dell’Opera di Corte viennese. Nel 1910 prese a tradirlo con l’illustre fondatore del movimento del Bauhaus, l’architetto Walter Gropius, che avrebbe sposato nel 1915. Contemporaneamente coltivò una tumultuosa relazione con il pittore espressionista Oskar Kokoschka e nel 1929 sposò Franz Werfel, scrittore di grido e ultimo dei suoi mariti. E ancora all’età di 53 anni, quest’incrollabile ammaliatrice riuscì a sedurre Johannes Hollensteiner, un sacerdote più giovane di lei di quindici anni.
Spesso spietata con chi l’amava, intollerante verso qualsiasi debolezza, antisemita a dispetto dei suoi vincoli amorosi con artisti ebrei quali Zemlinsky, Mahler e Werfel, Alma era l’incarnazione di una straordinaria mantide religiosa, predatrice irresistibile, ma fondamentalmente estranea ad affetti e a tenerezze. Di lei Katia Mann, moglie del grande scrittore, scrisse che non era una persona buona («Sie war ungut»), dimostrandosi all’opposto egocentrica e pronta a tutto pur di coronare desideri e aspirazioni personali.
Poco prima di sposarla, Gustav Mahler le inviò una lettera di una crudeltà esemplare, in cui, come condizione imprescindibile per il loro matrimonio, le imponeva di rinunciare a comporre musica per votarsi a lui soltanto. In tal modo troncava con violenza gli impulsi creativi della futura moglie, riducendola al ruolo di copista della propria musica e di ombra onnipresente.

 

 

 

 

 

 

 

Ciò nonostante il legame segnò entrambi molto in profondità. La monumentale Ottava Sinfonia reca l’iscrizione «Meiner lieben Frau Alma Maria» (Alla mia amata moglie Alma Maria), spiccando come unica partitura mahleriana depositaria di una dedica a stampa. Fedele solo alla propria vanità, Alma si compiaceva di esporre i propri«trofei»* come una cacciatrice, e da vedova volle esibire nel suo salotto il manoscritto dell’incompiuta Decima Sinfonia, offrendo in bella vista ai suoi ospiti una delle iscrizioni più sofferte del compositore:«Vivere per te! Per te morire, Almschil!».
Va aggiunto, tuttavia, che la signora curò piuttosto male i suoi preziosi trofei, regalando ad amici, anche conosciuti da poco, lettere o frammenti d’inestimabile valore, molti dei quali risultano oggi andati persi. Nelle lettere inviatele da Mahler cancellò con cura le parti che probabilmente contenevano critiche al suo carattere o alle sue abitudini. Inoltre i suoi Ricordi e Lettere contengono evidenti contraddizioni, esagerazioni faziose e semplificazioni arbitrarie. Ma sono talmente inequivocabili e smaccati i difetti di Alma (dal narcisismo fino alla gelosia morbosa e alla propensione all’enfasi teatrale) che risulta abbastanza facile, nei suoi scritti, decifrare i passaggi in cui l’autrice sta alterando la verità, e capire le ragioni dell’inganno. Bisogna anche dire tuttavia che è emozionante, dal punto di vista del lettore, trovarsi a confronto con i ricordi personali di una donna che venne amata da Mahler per nove anni, fino alla morte; ed è proprio Alma la più significativa e fertile fonte di informazioni riguardo agli anni cruciali che condivise con il compositore, periodo del quale sapremmo pochissimo se non ci fosse il suo libro.

Infine è degno di nota il fatto che nel testo qui riprodotto (estratto dalla prefazioalla prima edizione delle lettere di Mahler), Alma sostenga che fu il compositore a introdurre per primo nella musica un importante valore etico di origine dostoevskiana, quello della solidarietà verso la sofferenza del prossimo.

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Mahler, mi sembra, ha scoperto per la musica un valore del tutto nuovo: l’uomo etico-mistico. Ha arricchito il mondo della rappresentazione musicale – che sino ad allora aveva come contenuto amore, guerra, religione, natura, umanità – con l’uomo solitario che, non redento su questa terra, vaga per l’universo, e con il bambino abbandonato che, assorto nel verde del crepuscolo, attende con ansia il padre. Ha messo in musica la domanda di Dostoevskij alla vita:«Come posso essere felice, se da qualche parte un’altra creatura soffre ancora?»… una citazione dai Fratelli Karamazov, che egli amava sopra ogni cosa.  

[1925]

TITOLO ORIGINALE:«Vorrede» [Prefazione]        FONTE: Gustav Mahler Briefe. 1879-1911, Paul Zsolnay Verlag, Berlin-Wien-Leipzig 1925, pp. xiii-xiv.

* A impiegare questo termine è Elias Canetti, nel caustico ritratto di Alma inserito in  un capitolo, intitolato appunto «trofei», de Il gioco degli occhi, terzo volume della sua autobiografia.

Mahler ‘tradito’ incontra Freud

Mahler – BartlebyCafé

The Alma problem

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