Taccuino siriano

 

Questo è un documento, non un testo rielaborato. È la trascrizione, piú fedele possibile, di due taccuini di appunti che ho preso durante un viaggio clandestino in Siria, nel gennaio di quest’anno. Inizialmente dovevano servire come base per gli articoli che ho scritto al ritorno. Ma a poco a poco, nei lunghi periodi di attesa o di inattività, nei tempi morti creati dalla traduzione durante le conversazioni, e a causa di una certa frenesia che tende a voler trasformare subito il vissuto in scrittura, quegli appunti si sono dilatati.

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In teoria non dovremmo passare sulle mine. Ci sono altri modi per attraversare, che funzionano bene, salvo imprevisti. Lui ha dovuto farlo una sola volta. Ma se proprio non si può evitare, non è un problema: quindici giorni dopo che l’esercito aveva posato le mine, due mesi fa, l’Esl ha bonificato un corridoio largo tre metri al centro della zona minata. Un tizio ci ha rimesso le gambe. Gli uomini scherzano: «Bum!» e con le mani sulle spalle mimano le ali di un angelo. Il corridoio è segnalato da pietre, e i contrabbandieri lo usano regolarmente. Collera: «Se bisogna attraversarlo, andrò avanti io. Le vostre vite sono piú importanti della mia». Ampolloso ma sincero.

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All’improvviso tutto esplode di nuovo, gli uomini si precipitano sulle loro armi e aprono un fuoco sostenuto. I tizi di fronte rispondono e si sentono fischiare i proiettili. Indietreggio verso la tromba delle scale, che però non è molto sicura perché è crivellata di tracce di proiettili. Raed fotografa. Dura circa cinque minuti, poi cessa. Torno a sedermi: “Allora, Alaa, dov’è il tè? Wen chai?”

Alaa spiega che alla postazione nemica è arrivata un’auto senza insegne per rifornirla di munizioni, e loro hanno aperto il fuoco. Pensano di avere ferito i tizi. la postazione nemica ha risposto per coprire i suoi uomini. Noi: come sapevate che erano soldati, se si trattava di un’auto civile? Nell’auto hanno visto un uomo in uniforme, per questo hanno sparato. Non sparano sui civili, ovviamente, ma i militari confiscano veicoli civili per rifornire le loro postazioni qui. Se arrivano con un blindato, l’Esl lo colpirà con l’Rpg. Raed: “Allora perché non indossano anche abiti civili?”. Alaa: “Rischierebbero di farsi ammazzare dai loro stressi cecchini!”.
C’è di nuovo una grande calma. In lontananza si sente il traffico sull’autostrada. le scarpe di Alaa, sempre sdraiato, hanno le suole quasi staccate.

Tra uno scontro e l’altro, noia.

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La vita dei soldati: dormire, mangiare, pulire le armi, montare la guardia, e di tanto in tanto combattere. Molta pazienza e molta noia per poche ore intense, che a volte si concludono con una ferita, o con la morte.

(brani tratti da Jonathan Littell, Taccuino siriano)

 

Le benevole

Intervista a Jonathan Littell sul reportage in Siria 

[youtube_sc url=http://youtu.be/ootNd5h7Tys]

 

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