Tolstoj alla radio

I CALZINI DI TOLSTOJ
Uno scrittore va in radio

C’era uno scrittore dalla lunga barba bianca che doveva parlare in radio di un proprio libro. Appena accettato l’invito venne preso da una sottile inquietudine, perché sapeva quanto il viaggio avrebbe angustiato la moglie. Rifiutare, tuttavia, sarebbe sembrato poco cortese e così aveva accettato di affrontare quella lunga trasferta.
Alla sera, quando ne parlò davanti a una minestra, la moglie reagì come previsto e si adombrò.
“Non scapperete un’altra volta, Lev Nikolàevič?”
“Non scapperò”.
“Di cosa andrete a parlare?”
“Della Sonata” rispose lui.
La moglie si trincerò dietro un silenzio rancoroso.
La mattina successiva, in piedi di buon’ora, dopo la consueta cavalcata si vestì e intraprese la lunga camminata che lo avrebbe portato alla stazione di Astapovo, dove avrebbe preso il treno per la capitale. (…)

“Partiremo con la lettura di un breve brano” gli disse il conduttore. “Poi cominceremo con la nostra chiaccherata. Le consiglio di mettersi le cuffie”.
Lev Nikolàevič riuscì in qualche modo a infilarle nonostante il cavo gli si impigliasse nella barba bianca. C’era un sibilo in sottofondo che gli ricordava vagamente la falce nei campi di Jasnaja Poljana. Un attimo dopo sentì una voce: “Si era all’inizio della primavera. Era già il secondo giorno di viaggio. Capitava spesso che nel vagone entrassero persone che percorrevano brevi distanze e dopo un po’ scendevano…”
Doveva essere un attore: invece di leggere recitava, e non c’era niente che Lev Nikolàevič trovasse più irritante. Le parole, così, gli risultavano nuove, sconosciute, quasi incomprensibili. Gli avessero chiesto se quell’incipit era suo, avrebbe candidamente risposto di no. Terminato il brano, la parola passò al conduttore che – notò Lev Nikolàevič – mentre parlava si contorceva di continuo, come se il microfono davanti a lui fosse un bavaglio e non l’esatto contrario.

“… un romanzo quindi che parla di amore coniugale, di tradimenti, di ipocrisie. Ma faciamocelo dire dalla viva voce dell’autore, qui presente in studio… Buongiorno, Tolstoj!”.
Il conduttore fece un cenno a Lev Nikolàevič, che si accostò al microfono e borbottò qualcosa.
“Allora, caro Tolstoj. Nel suo… romanzo… racconto lungo… novella… come vogliamo chiamarlo?”.
Lev Nikolàevič ebbe un momento di esitazione,  mentre il conduttore – con un cenno allarmato degli occhi – lo invitava a rispondere”.
“Si intitola La sonata a Kreutzer“. 
“Ehm, sì. Nella sua Sonata a Kreutzer racconta una vicenda tragica, un apologo pessimista sull’uomo e sulla donna, o forse in generale sull’umanità, è così?”.
“Io credo che…”
“Andiamo, Tolstoj, non è per fare dell’umorismo, ma… peggio di così su muore”. Il conduttore ridacchiò da solo. “Insomma, la sua è una parabola che non lascia scampo. Ci racconta senza mezzi termini che l’amore è impossibile, che c’è anzi maggiore possibilità che in un carro carico di piselli ve ne siano che un uomo e una donna si amino di un amore sincero. Allora, non c’è proprio nessuna speranza per il matrimonio?”
Ci fu un abissale momento di silenzio.
“Perdonatemi, non ho capito la domanda”.
(…)
(tratto da L’unico scrittore buono è quello morto, E/O)

Marco Rossari

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