Lezioni di fotografia

Quando noi  fotografiamo,  vediamo una parte del mondo e un’altra la cancelliamo.
Il rapporto giusto e corretto con la fotografia va probabilmente pensato proprio nei termini di una dialettica perenne. C’è stato un filosofo (Cacciari, ndr), del quale ho letto recentemente un’intervista, che ha dato la definizione forse più bella che abbia mai sentito della fotografia. Ha detto: “La fotografia non è un problema, la fotografia è uun enigma, perché il problema ha una soluzione e l’enigma è un problema che non ha soluzione”. Non è una  definizione, è probabilmente un gioco di parole per non definire, però all’interno di questa definizione di enigma io mi ritrovo pienamente, per le ragioni che ho detto prima e per quella continua contrapposizione , che determina il grande mistero e il grande fascino, e probabilmente anche l’estrema delicatezza della fotografia. Prima parlavo di dualismi. Ad esempio: noi guardiamo una fotografia, è vero, guardiamo un’immagine, però nella nostra mente, consciamente  o inconsciamente, proiettiamo un mondo reale che questa immagine rappresenta. Esiste sempre, quindi, una presenza della fotografia e un’assenza dell’uomo, della persona, dell’oggetto, dell’evento in esso rappresentato. C’è un rapporto di singolare analogia con la realtà e, nello stesso tempo, un’evidente differenza dalla realtà. Non è un caso, credo, che il surrealismo, uno dei movimenti artistici che ha frequentato maggiormente la fotografia, appaia dopo la nascita dello psicoanalisi e l’esplorazione dell’inconscio, ma anche dopo la nascita della fotografia. Io credo che nel XIX secolo la prima persona che ha avuto la possibilità di vedere il suo ritratto fotografico, l’immagine di sé praticamente identica (teoricamente)  al reale, debba aver provato una sorta di shock emozionale e visivo. Come credo, del resto, accada tuttora a chiunque si veda per la prima volta ritratto in una fotografia. Anche perché nella fotografia, sostanzialmente, non ci vediamo come solitamente vediamo noi stessi, ma come ci vedono gli altri. Non siamo rovesciati come nello specchio, siamo dalla parte dritta: come tu vedi me io vedo te. E quando ci vediamo per la prima volta è uno scarto enorme, perché appaiamo simili a noi, ma nel modo in cui ci vedono gli altri. 

(da Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia, Quodlibet, p. 24-25)

Luigi Ghirri (Scandiano 1943-Roncocesi di Reggio Emilia 1992) ha rinnovato con le sue fotografie il nostro modo di guardare il mondo, e c’è un’intera generazione di fotografi che non potrebbe esistere senza la sua opera. Durante il 1989 e il 1990 Ghirri ha tenuto una serie di lezioni sulla fotografia all’Università del Progetto di Reggio Emilia, lezioni che sono state trascritte, e in questo libro per la prima volta pubblicate; ognuna corredata dalle fotografie e dalle immagini che mostrava agli studenti e di cui parlava.

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