Legami e libertà

L’epistolario è il racconto della vita di due donne unite dall’amore per Sigmund Freud, per la psicoanalisi, ma soprattutto da una straordinaria relazione. Nei primi tre anni di corrispondenza, Lou e Anna si scambiano 226 lettere. Negli ultimi, man mano che gli interessi di Anna aumentano, si diversificano e Lou invecchia, le lettere diminuiscono e si scrivono circa una volta al mese. Nel 1938 Anna Freud, quando dovette abbandonare Vienna per Londra a causa della persecuzione nazista, portò con sé le lettere che Lou Andreas-Salomé le aveva scritto in un quindicennio.
Sono delle lettere uniche, come la stessa Anna riconosce, piene del  «lato vivo dello scambio a voce, della conversazione», ma piene anche di affetti, di vicinanza fisica.
(…)
Il filo principale è la crescita e la vita di una figlia, Anna Freud, legata e immersa nella cultura di un padre, che vuole trovare riconoscimento, autonomia, libertà, pur rimanendo amorosamente legata a lui. In questo progetto, la relazione con una donna, Lou Andreas-Salomé, diventa un passaggio necessario, imprescindibile.
Negli anni dell’epistolario si va formando la personalità di Anna: ho visto una donna diversa da quella che avevo incontrato nei suoi scritti, tanto chiari, lucidi, semplici, ma troppo composti.
Elisabeth Young-Bruehl, che per scrivere la vasta biografia di Anna ha vissuto con questa donna nella mente per tanto tempo, dice che la figlia di Freud ha cercato per tutta la vita, pur negandola, una  «tenerezza» , una relazione con una balia (madre?). Ciò che chiedeva alle amicizie con le donne  era «un profondo e più spaventoso livello di amore incestuoso» rispetto a quello con il padre. Aggiungerei che Anna anelava a una  «devozione» per sempre, che ripagasse o restaurasse la sua verso il padre. Alla fine c’è riuscita e per potersi assicurare una relazione di questo tipo la strada passava attraverso il possesso.
(…)
Lou Andrea-Salomé,  «acuta come un’aquila, coraggiosa come un leone», come la descrive Nietzsche, è una figura femminile completamente diversa rispetto ad Anna: un’immagine poetica, eccentrica, quasi visionaria. Di lei un’amica di Anna Freud ha detto che era un  «diamante luccicante e nessuno degli uomini intorno a Freud era al suo livello». Lo psicoanalista svedese Poul Bjerre notava di lei quello che anche Anna sottolinea: la sua incredibile dote di comprendere l’altro immediatamente. Attivava i processi di pensiero dell’altro e la sua comprensione proseguiva oltre quello che era stato espresso. Non si meravigliava né si scandalizzava di ciò che le veniva raccontato,  «in sua presenza ci si sentiva maturare», era  «una donna appassionata ma dotata di un’intelligenza fredda e quasi maschile».
Freud stesso le riconosce la capacità di capire prima di lui:  «Lei mi anticipa e mi completa», scrive alla Salomé nel 1917.  «Se mi dovessi trovare nella necessità di continuare a edificare la mia teoria, Lei potrà forse riconoscere con soddisfazione in qualche nuova idea pensieri da Lei da lungo tempo intuiti o addirittura preannunciati».
Freud aveva scritto a Lou:  «Anna è inibita nei confronti degli uomini per causa mia»; sicuro dell’ammirazione di  Lou Andreas-Salomé per lui le può affidare la figlia, capisce che l’amore per Lou non l’allontanerà da lui. Anzi, pensa che un’amicizia femminile con una persona come Lou potrebbe realizzare le ambizioni di Anna.
Talvolta Freud è di una disarmante franchezza a proposito dei sentimenti verso la figlia.  «Anna si comporta in modo magnifico»,  dice a Max Eitingon nell’aprile del 1921.  «E’ allegra, operosa e animata. Mi farebbe altrettanto piacere tenermela in casa quanto saperla in una casa sua. Se per lei è lo stesso!» (…)

La prima lettera del carteggio che precede di due anni la corrispondenza vera e propria, quando Anna e Lou, ancora non si sono conosciute, è un cauto ma deciso inizio.

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Gottinga, 6.XII.1919

Cara Signorina Freud,

mi diverte un mondo che lei e io, d’un tratto, ci si venga a trovare in una ponderosa corrispondenza d’affari, ma di certo non è necessario che ci limitiamo a questo (per parte mia ho già sostituito l’ «egregia» con qualcosa che – espresso in termini freudiani – si potrebbe definire  «libidinoso»).  D’altronde io devo averla già incontrata, di pomeriggio, a un tè, ma lei poi sgusciò via per raggiungere altre persone. Quanto mi farebbe piacere ora recuperare l’aspetto personale, peccato che non ce ne sia un’occasione immediata. Ben volentieri sarei ritornata un’altra volta a Monaco, se non fosse che lì, in casa di Rilke, è stato bloccato il riscaldamento centrale; il fortunato si è rifugiato in Svizzera, Monaco e Vienna, in qualche modo, significano ora morire di freddo e di fame.
(…)
Saluti Suo padre di tutto cuore da parte mia, non deve pensare che io mi aspetti una lettera da parte sua, non appena ci sarà da scrivere qualcosa che in qualche modo possa interessarlo, gli scriverò di nuovo io stessa. – E anche lei e io ci scriveremo, non è vero?

Cordialmente,
Lou Andreas

(tratto da Legami e libertà,  a cura di Francesca Molfino, Dalai Editore, 2012)

Lou seduttrice dell’Ottocento

 

 

Cristina Bolzani – Essere Anna Freud #9

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Essere Anna Freud#1 – Presa nelle maglie e nelle reti 

Essere Anna Freud#2 – Anna-Antigone, Sigmund Edipo

Essere Anna Freud#3 – Anna e Ernest

Essere Anna Freud#4 – Le madri di Annerl

Essere Anna Freud#5 – Le storie belle 

Essere Anna Freud#6 – Sul lettino del Padre

Essere Anna Freud #7 – Difese

Essere Anna Freud#8 – Anna incontra Dorothy

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