Jezabel

L’avaro non pensa ad altro che al suo oro, l’ambizioso agli onori: al pari di loro Gladys era totalmente posseduta dal desiderio di piacere e dall’ossessione dell’età. (…) Cercava di rassicurarsi: era colpa dei tempi… Quella disinvoltura brutale, quegli amplessi frettolosi, avidi, e subito dopo quella fredda rozzezza, ‘mollare una donna’, andare agli appuntamenti con una faccia annoiata e stanca, attribuire un gran valore ai propri favori, proprio come fanno le donne, e se lei domandava: ‘Mi ami?’ rispondere: ‘Oh, mia cara, come sei fin de siècle…’.

La storia ripercorsa à rebours della alto-borghese Gladys – che resta fin de siècle e pensa che dopo la Prima Guerra Mondiale gli uomini siano diventati nichilisti e annoiati – è tra le più belle di Irène Némirovsky e risuona di modernità; come una sorta di versione iperbolica e criminale  dell’ossessiva (femminile) negazione del tempo, alla ricerca di una cristallizzata e intangibile versione di seduttiva giovinezza di fronte alla quale impallidisce anche il già flebile istinto materno.

Libri di Irène Némirovsky – ebook Adelphi

David Golder

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Incipit

Una donna entrò nella gabbia degli imputati. Nonostante il pallore, nonostante l’aria stanca e stravolta, era ancora bella; solo le palpebre, di forma squisita, erano sciupate dalle lacrime e la bocca aveva una piega amara, ma la donna sembrava giovane. I capelli erano nascosti dal cappello nero.
    Con un gesto automatico si portò le mani al collo, cercando, probabilmente, le perle del lungo sautoir che lo ornavano un tempo, ma il collo era nudo; le mani esitarono; con un movimento lento e desolato lei si torse le dita e dal pubblico trepidante che seguiva con lo sguardo ogni suo minimo gesto si levò un sordo mormorio.
    «Si tolga il cappello» disse il presidente. «I giurati vogliono vederla in faccia».
    Lei se lo tolse, e di nuovo tutti gli sguardi si appuntarono sulle sue mani nude, piccole e dal disegno perfetto.
    La sua cameriera, seduta in prima fila fra i testimoni, si protese istintivamente in avanti, come per andarle in aiuto, poi riacquistò la consapevolezza della situazione e, confusa, arrossì.
    Era un giorno d’estate parigino, freddo e scialbo; la pioggia scorreva lungo le alte finestre; sugli antichi rivestimenti di legno, sul soffitto a cassettoni dorati, sulle toghe rosse dei giudici cadeva una luce livida, da temporale. L’imputata guardò i giudici seduti di fronte a lei, poi la sala, dove grappoli di spettatori stavano abbarbicati in ogni angolo.
    Il presidente domandò:
    «Nome e cognome?… Luogo di nascita?… Età?…».
    Dalle labbra dell’imputata uscì un mormorio che non arrivò al pubblico, Alcune donne sussurrarono:
    «Ha risposto… Ma cosa ha detto?… Dov’è che è nata?… Non ho sentito… Quanti anni ha?… Non si sente niente!…».
    I suoi capelli erano fini, di un pallido biondo; vestiva di nero. Una donna disse sottovoce: «È molto bella» e sospirò deliziata, come fosse a teatro.
    La gente in piedi non riusciva bene a cogliere l’esposizione dell’atto d’accusa. L’ultima edizione dei giornali che riportava in prima pagina il volto dell’imputata e il resoconto del delitto passava di mano in mano.
    La donna si chiamava Gladys Eysenach ed era accusata di aver ucciso il suo amante: Bernard Martin, vent’anni.
    II presidente dette inizio all’interrogatorio:
    «Dov’è nata?».
    «A Santa Paloma».
    «È un villaggio al confine tra il Brasile e l’Uruguay» spiegò il presidente, rivolto ai giurati. «Qual è il suo nome da ragazza? ».
    «Gladys Burnera».
    «Non parleremo, in questa sede, del suo passato… Intendo dire dell’infanzia e dell’adolescenza, che lei ha trascorso viaggiando in paesi lontani, molti dei quali sono stati teatro di rivolgimenti sociali che hanno reso impossibile procedere alle normali indagini. Per quanto riguarda quegli anni dovremo dunque basarci principalmente sulle sue dichiarazioni. Durante l’istruttoria lei ha affermato di essere figlia di un armatore di Montevideo che sua madre, Sophie Burnera, ha lasciato due mesi dopo il matrimonio, così che lei è nata lontano da suo padre e non lo ha mai conosciuto. È esatto? ».
    «Sì, è esatto».
    «Ha trascorso l’infanzia viaggiando di continuo e si è sposata giovanissima, quasi bambina, secondo l’uso del suo paese d’origine; ha sposato il finanziere Richard Eysenach e nel 1912 è rimasta vedova. Lei fa parte di una società instabile, cosmopolita, senza legami e senza patria. Dopo la morte di suo marito, ha dichiarato di aver soggiornato in vari paesi, Sudamerica, America del Nord, Polonia, Italia, Spagna, per citarne solo alcuni… Senza contare le numerose crociere sul suo yacht, che ha venduto nel 1930. Lei è estremamente ricca; deve l’ingente patrimonio di cui gode in parte a sua madre e in parte al suo defunto marito. Prima della guerra ha vissuto in Francia a più riprese, e a partire dal 1928 vi si è stabilita. Dal 1914 al 1915 ha abitato nei pressi di Antibes. La data e il luogo devono richiamarle alla memoria tristi ricordi: là, nel 1915, è morta la sua unica figlia. Dopo la disgrazia, lei conduce una vita ancora più capricciosa, più vagabonda… Nell’atmosfera del dopoguerra, propizia agli amori passeggeri, ha avuto innumerevoli e fugaci avventure sentimentali. Infine, nel 1930, ha conosciuto in casa di amici comuni il conte Aldo Monti, di antica e onorata famiglia italiana, che le ha chiesto di sposarlo. Il matrimonio era deciso, vero?».
    «Sì» disse Gladys Eysenach sottovoce.
    «Ci fu un fidanzamento quasi ufficiale che lei, bruscamente, ruppe. Per quale ragione?… Non vuole rispondere?… Probabilmente non intendeva rinunciare alla sua vita libera e stravagante né a tutti i vantaggi della libertà. Così, il suo fidanzato diventò il suo amante. È esatto?».
    «È esatto».
    «Dal 1930 all’ottobre del 1934 sembra che lei non abbia avuto altri legami sentimentali: per quattro anni è stata dunque fedele al conte Monti. Ma un giorno il caso ha messo sulla sua strada colui che sarebbe diventato la sua vittima: Bernard Martin, un ragazzo di vent’anni, di modestissima estrazione sociale, figlio naturale di un ex maggiordomo. Circostanza che feriva il suo orgoglio e che l’ha spinta a negare per molto tempo, contro ogni verosimiglianza, la sua relazione con la vittima. Bernard Martin, dunque, studente ventenne presso la Facoltà di Lettere di Parigi, abitante al numero 6 di rue des Fos-sés-Saint-Jacques, ha saputo sedurre lei, una donna dell’alta società, di rara bellezza, ricca, vezzeggiata da tutti. Risponda… E lei gli ha ceduto con una rapidità davvero sorprendente, davvero scandalosa. Lo ha corrotto, gli ha dato del denaro, e alla fine lo ha ucciso. Di questo delitto lei oggi è chiamata a rispondere».
    L’imputata premette le mani tremanti l’una contro l’altra, lentamente, conficcando le unghie nella pelle cerea; a fatica le labbra esangui si dischiusero, ma non ne uscì alcuna parola, alcun suono.

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