Un ricordo d’infanzia di Leonardo

Una sola volta, a quanto mi è noto, Leonardo ha inserito una comunicazione sulla sua infanzia in uno dei suoi protocolli scientifici. In un punto che tratta del volo del nibbio s’interrompe all’improvviso per seguire un ricordo che affiora in lui dai suoi primi anni di vita.

Questo scriver sì distintamente del nibbio par che sia mio destino, perché nella mia prima ricordatione della mia infantia e’ mi parea che essendo io in culla che un nibbio venissi a me e mi aprissi la bocca colla sua coda, e molte volte mi percotessi con tal coda dentro alle labbra.

Un ricordo d’infanzia, dunque, e anche molto singolare. Singolare per il suo contenuto e per il periodo della vita in cui è situato. Che un uomo possa conservare un ricordo di quando era un lattante forse non è impossibile, ma non si può assolutamente considerarlo certo. Quello però che sostiene questo ricordo di Leonardo, che un nibbio apra la bocca a   un bambino con la sua coda, suona così improbabile, così fiabesco che a nostro giudizio sembra più conveniente un’altra interpretazione, perché risolve in una volta sola entrambe le difficoltà. La scena con il nibbio non dev’essere un ricordo di Leonardo, bensì una fantasia che si è costruito più tardi e che poi ha collocato nella sua infanzia. Spesso i ricordi d’infanzia degli uomini non hanno nessun’altra origine; in genere non vengono fissati e ripetuti a partire dall’esperienza vissuta, come i ricordi consci dell’età matura, ma vengono ripresi solo in seguito, quando l’infanzia è già passata, e quindi sono modificati, falsati, messi al servizio di tendenze più tarde, per cui in generale non possono essere più nettamente distinti dalle fantasie (…).

Se è vero che i ricordi d’infanzia incomprensibili e le fantasie di un individuo costruite su questi ricordi sottolineano sempre la parte più importante del sui sviluppo psichico, allora il fatto, confermato dalla fantasia del nibbio, che Leonardo abbia trascorso i suoi primi anni di vita con la madre deve aver avuto un influsso decisivo sulla formazione della sua vita interiore. Tra gli effetti di questa costellazione dev’esserci stato anche questo: il bambino che nella sua giovane vita aveva trovato un problema in più rispetto agli altri, cominciò ad almanaccare con particolare fervore su questo enigma, e così divenne precocemente un ricercatore, tormentato dai grandi quesiti sulla provenienza dei bambini e sul ruolo del padre circa la loro origine. L’intuizione di questo nesso tra la sua indagine e la sua storia infantile gli fece poi esclamare in seguito che probabilmente era destinato da sempre ad approfondire il problema del volo degli uccelli, dal momento che già nella culla era stato visitato da un nibbio. Sarà in seguito nostro compito, e neppure difficile, dimostrare che la sua sete di sapere rivolta al volo degli uccelli deriva dall’esplorazione sessuale infantile.

(tratto da Sigmund Freud, Racconti analitici, Einaudi, pgg.559-559 e 566)

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