La preda

L’ultimo romanzo di Irene Nemirovsky pubbblicato da Adelphi  racconta di un giovane arrampicatore sociale, cinico e ambizioso fin da piccolo. Come il Julien Sorel di Stendhal, Jean-Luc Daguerne non ha che un desiderio: «afferrare il mondo a piene mani», diventare uno di quelli che gestiscono il potere e gli affari.

Ci riesce, dopo aver mentito, adulato, aver fatto il doppio gioco, e aver tradito il suo unico vero amico. Fino a quando questa vita desertificata gli presenta il conto e lui ritroverà «quel desiderio di tenerezza, quel disperato bisogno di amore» negato per anni.

Un sacrificio che oltretutto Jean-Luc Daguerne  si è inflitto per ottenere qualcosa di irrilevante e detestabile. 

«Il successo, quando è lontano, ha la bellezza del sogno, ma non appena si trasferisce su un piano di realtà appare sordido e meschino». E’ la consapevolezza, da parte di un personaggio tra i più disperati della Nemirovsky, che dà al romanzo e all’ambiente borghese tanto agognato dal parvenu una patina moderna e  tragica, un sottofondo di squallore. La preda del titolo e è la moglie, ma  sarà lui a essere stritolato, in un rovesciamento narrativo, al solito, di intensa verità psicologica.

Jezabel 

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