Nude Newton

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Quelle scene “che potremmo definire ‘iperreali’ di Helmut Newton, forzatamente perverse ed esasperate. Dove sta la finzione? verrebbe da chiedersi allora – e non: dove sta la realtà? -, fin dove ci possiamo spingere a sognare? Che cosa realmente ci viene detto del nostro immaginario, e che cosa invece è forzato, indotto finto?”

Un occasione per farsi le stesse domande di Elio Grazioli (in Corpo e figura umana nella fotografia, Bruno Mondadori, p. 243), è la mostra White Women, Sleepless Nights, Big Nudes che presenta 200 immagini di Helmut Newton al  Palazzo delle Esposizioni di Roma ( 6 marzo-21 luglio), unica tappa italiana dopo i passaggi a Houston e Berlino.

Il progetto, nato nel 2011 per iniziativa della vedova June Newton, raccoglie le immagini dei primi tre libri di Newton pubblicati alla fine degli anni ’70, da cui deriva il titolo della mostra. Nel 1976 Helmut Newton è un famosissimo fotografo di cinquantasei anni ma, malgrado la non più giovane età, non ha ancora dato alle stampe un libro monografico, così decide di curare White Women, oggi considerato un volume leggendario, che riceve subito dopo la sua pubblicazione il prestigioso Kodak Photobook Award.

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Seguirono Sleepless Nights nel 1978 e, soprattutto, Big Nudes nel 1981-  gli unici volumi concepiti e curati da Helmut Newton, che la mostra romana riunisce esponendo 200 immagini ristampate sotto la supervisione della moglie June. In White Women Newton porta il nudo all’interno del mondo della moda,  con effetti così sorprendenti e provocatori da rivoluzionare lo stesso concetto di fotografia di moda e diventare testimonianza della trasformazione del ruolo della donna nella società occidentale.

nwzl1nr1eAnche Sleepless Nights, uscito due anni dopo,  è incentrato sulle donne, sui loro corpi, sugli abiti, ma conduce a una visione che trasforma le immagini da foto di moda a ritratti, e da ritratti a reportage da scena del crimine. E’ un volume a carattere più retrospettivo che raccoglie in un’unica pubblicazione i lavori realizzati da Newton per diversi magazine (Vogue, tra tutti), ed è quello che definisce il suo stile rendendolo un’icona della fashion photography.

Le sue modelle vengono ritratte sistematicamente fuori dallo studio, in strada, spesso in atteggiamenti sensuali, a suggerire un uso della fotografia di moda come puro pretesto per realizzare qualcosa di totalmente differente e molto personale. E’ con la pubblicazione di Big Nudes nel 1981 che raggiunge il ruolo di protagonista nella fotografia del secondo Novecento. Qui inaugura una nuova dimensione, quella delle gigantografie che entrano in gallerie e musei di tutto il mondo.

Seppure ampiamente pubblicata, non necessariamente la selezione degli scatti esprimeva in modo compiuto anche il pensiero dell’artista. Nelle immagini di questa mostra, invece, è il fotografo stesso che definisce la storia che vuole raccontare al suo pubblico. Nel selezionare le fotografie per i libri di cui lui stesso è l’editore, Newton costruisce una narrazione la cui realtà sottintesa sta allo spettatore stesso interpretare.

Molte di queste immagini sono particolarmente significative da questo punto di vista: il ritratto di Andy Warhol colto nella stessa posizione di una statua della Madonna fotografata in una chiesa toscana, e Nastassia Kinsky che abbraccia una bambola/Marlene Dietrich.

White Women, Sleepless Nights, Big Nudes – Palazzo delle Esposizioni

 

 

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