Lacan e l’infinito/Intervista a Massimo Recalcati

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Che sorriso è quello di Lacan? Una dolcezza strana lo percorre. È’ il sorriso di cui parla anche Nietzsche , il sorriso di colui che ha visto il Reale “senza fondo”, “senza senso” e “senza Legge”… (XVI)

Non c’è nessun Altro, infatti, che mi possa salvare dalla responsabilità dell’atto, dall’assunzione – o meno – della singolarità assoluta del mio desiderio e del mio essere di godimento. “Siamo soli e senza scuse”, ripeteva Sartre. Se c’è, come io credo e provo a sviluppare in questo libro, un neoesistenzialismo di Lacan, esso passa proprio della tesi che pone il soggetto dell’inconscio come una eccedenza nei confronti di ogni Altro della garanzia, senza un significante che nell’Altro possa rispondergli sulla verità singolare del suo desiderio, gettato nel linguaggio e nella responsabilità insostituibile alla quale l’esercizio della parola lo convoca. (XIX-XX)

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M. Recalcati, Jacques Lacan, Raffaello Cortina

Antigoni éternelles

Le mie sere con Lacan

Rimanenze  freudiane

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